Isbn Edizioni: la festa di Natale

- 5 Dicembre 2011

Il mondo è in crisi, l’Europa è in crisi, l’Italia è in crisi e anche l’editoria non si sente tanto bene. In questi tempi si discute parecchio sul suo destino, sull’iperproduzione di libri talvolta inutili, sulla schiacciante maggioranza degli scrittori rispetto ai lettori, sulla rincorsa all’esordiente di successo (possibilmente supermegagiovane) che sta sugli scaffali un mese e poi via verso altre infornate di romanzi nuovissimi, avvincentissimi, promettentissimi in un delirante turn over che sembra non voler finire mai.

Ecco: in tutto questo bel variegato panorama, c’è una piccola (ma mica poi tanto) casa editrice che, con la sua nota sobrietà, sta sempre un passo avanti. Si chiama Isbn: sì, quella fondata da Massimo Coppola. Sì, quella con il codice a barre. Sì, quella che, tra una cosa e l’altra, tanto per dirne una, ha appena pubblicato una raccolta di racconti di Kurt Vonnegut, così, con lieta spensieratezza, senza neanche vantarsene un po’.

Ma in una parola: cosa fa questa piccola ma mica tanto piccola casa editrice per fare fronte a questo assurdo periodo e contemporaneamente per festeggiare in santa pace in Natale? Niente, così con una quiete – che se fossero di Torino definirei sabauda – semplicemente aprono le porte di casa, offrono la torta (e fiumi di ottimo vino della Basilicata) e fanno gli sconti delle feste.

Il colpo di genio è questo: tu arrivi in redazione, c’è fatalmente bella musica in sottofondo, fuori dai finestroni brilla un dolce fine-autunno milanese, e nessuno ti chiede niente: puoi sfogliare tutti i libri che vuoi e sbirciare anche sugli scaffali in alto per vedere cosa legge una redazione: e li trovi tutti lì, con il codice a barre o le splendide copertine di Alice Beniero, suddivisi più o meno per annata, e tocchi e osservi e compri quello che ti pare – in più c’è anche un regalo per chi ne acquista tre. Ma… sorpresa, non lo dico che magari andate alla prossima festa e lo rifanno.

A me tutto questo pare un’ottima idea. Un metodo di una schiettezza disarmante per tenere vivo un gran catalogo, senza troppe paranoie. Qualcosa di umano e di semplice sì, ma ci vuole coraggio e umiltà e amare davvero i libri e i propri lettori per fare una cosa del genere. Aprire le porte, senza lasciarsi travolgere, senza avere paura, non è facile. Sfido chiunque. Perché poi non si sa mai chi arriva, con un richiamo simile. Invece Isbn si fida e questa fiducia è ricambiata dal solido affetto che mostrano di avere i loro affezionati ma anche nuovi followers.

E chi è il pubblico di Isbn, dal vivo? Fondamentalmente nerd, ma non solo perché le facce, i vestiti, le estrazioni sociali e le età a un certo punto sembravano le più omogenee e diversificate al tempo stesso: quando non si ha nulla da temere, in effetti i più ti riconoscono la bontà dell’impresa. E poi c’ero anche io e ho vissuto momenti di magia nella scelta dei tre libri da mettere sotto l’albero.

Ci tengo allora a dirvi le mie tre chicche, le scoperte che ho apprezzato sabato: ma, siatene certi, potreste trovarne molte di più rileggendovi il catalogo o partecipando a un festa:

1) una copia di un volume di Cultura Pop che mi era sfuggito nel 2009: quaderni-rivista con materiali davvero curiosi;

2) Psychofarmers di Pietro Adamo e Stefano Benzoni (come anche Accusare di Giacomo Papi);

3) Paolo Caredda: Altri giorni, altri alberi. Un romanzo incredibile.

 

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