Il tempo ha un tempo, e ci penso ogni volta che sono costretta a contare i minuti, i secondi prima di un suo sì o un suo no. Riesco ad analizzarlo ormai e ogni attimo ha il suo odore, ogni secondo il suo battito, dentro e fuori di me, ogni ora sembra sempre più lunga di quella precedente.

Non c’è scampo, il tempo passa ed è già ora di andare, di separarsi, guardandosi come due perfetti sconosciuti. L’ultimo sorriso e l’ultimo sguardo che ho da lui ogni volta che ci lasciamo sono gli stessi che può farmi un perfetto estraneo per strada, per scusarsi di avermi urtato per sbaglio.

L’istante in cui ci salutiamo è quello in cui perdo tutto, ogni parola, ogni sospiro, ogni sguardo che prima di sedimentare dentro di me mi ha attraversata e distrutta.

Oggi guardo le mani che si stringono di due fidanzati per strada e sento il suo tocco, lo immagino un po’ più forte del solito, perché lui mi scuote sempre, quando sono triste, quando mi sento sola, lui scuote la mia vita, perché ogni minuto è oro, il nostro tempo è prezioso e scorre più veloce del tempo degli altri e non può essere sprecato fissando il pavimento.

Divoro con gli occhi i suoi occhi e la sua bocca e le sue orecchie, perché non posso fissarlo mai. Io mi riempio gli occhi di lui e avida conservo anche il suo respiro.

Ho cinque paia di scarpe, quattro vestiti e sette borse in più rispetto all’anno scorso… e ce le ho perché le ho comprate mentre aspettavo lui, non mi piacciono, però hanno un tempo anche loro, scandiscono la mia attesa, me.