Big Fish

- 6 Dicembre 2011

La prima immagine in cui si imbatte chiunque metta piede a casa mia è una enorme locandina di Big Fish. Il motivo di una simile dichiarazione di intenti, al di là di un innegabile debole per Ewan McGregor, per Tim Burton e per questo loro felice e unico incontro cinematografico, è il senso di questa storia, ovvero che la vita diventi sopportabile solo se la si aggiusta come un romanzo.

Ciò che il protagonista Edward Bloom (Albert Finney da anziano, Ewan McGregor da giovane) tenta di spiegare a un figlio arrabbiato (Billy Crudup, credibile in un ruolo un po’ ottuso) dovendosi – santa pazienza – giustificare per il vizietto di aver ingigantito le sue scorribande, è piuttosto elementare: gli episodi che si susseguono in una vita la rendono al massimo una piatta biografia, è piuttosto l’arte di raccontarli che ne fa di volta in volta magnificenza, narrazione e incanto. È davvero importante l’età esatta della strega del bosco (Helena Bonham Carter, nella vita moglie-feticcio di Burton)? È importante che Carl il gigante sia solo un semplice ragazzotto un po’ più alto della media?

Alla signora Bloom (una Jessica Lange di bellezza e fascino imbarazzanti), al contrario che a suo figlio, la tendenza di Edward a raccontare storie appare di volta in volta romantica, buffa, a tratti eccessiva ma mai fastidiosa. Del resto, se lui non le avesse fatto spuntare sotto la finestra un campo intero dei suoi fiori preferiti in una notte sola, non sarebbero stati marito e moglie. Ogni grande amore si nutre di buffoneria, dunque perché non dovrebbe farlo con garbo anche la vita?

Solo quando William capisce che l’ossessione di distinguere il vero dal falso non lo porta da nessuna parte e smette di avere qualcosa da rimproverare al padre, in una splendida e favolistica scena corale i personaggi evocati diventano carne e realtà e finalmente escono dal mito accorrendo a salutare l’uomo che li ha tenuti in vita. Tutti, uno per uno, amano Edward Bloom, tutti quelli che lo hanno incontrato e sono entrati per sempre nelle sue narrazioni. Perché tra i (pochi) modi che abbiamo a disposizione per salvare chi amiamo dalla finitezza e dalla morte, l’arte di raccontare è forse l’unica che funziona davvero.

Big Fish – Storie di una vita incredibile  
Regia Tim Burton
Anno 2003

 

2 commenti su “Big Fish

  1. 1

    posso dirti che A D O R O anche questo? ho il dvd :)

  2. 2

    Uno dei film più belli di sempre (e uno su cui ho pianto tantissimo, assieme a «Million Dollar Baby»).

    Stranamente il libro non è bello quanto il film: c’è l’importanza del mito e delle storie, ma Burton ha aggiunto qualcosa di incredibile. (In un certo senso, è più riuscito «Il re cocomero», sempre di Daniel Wallace.)

    Grazie! :)
    MS