All’asciutto 1

- 4 Dicembre 2011

Dora si fermò sulla soglia della cabina, gambe larghe e mani sui fianchi.
«Mettimi ai remi.»
Un piccolo oblò era l’unica fonte di luce, ma bastava per illuminare la scrivania. Il Capitano sorrise, e le fece cenno di avvicinarsi.
«Hai già un lavoro.» disse, quando la ebbe davanti.
«Un lavoro per bambini.»
«Il lavoro più importante di tutti.» replicò il Capitano «Senza pannelli non si beve.»
«Gli altri si arrangiano benissimo anche senza di me.»
«Davvero?»

Il Capitano la fissò con quei suoi occhi azzurro pallido, e Dora non seppe sostenere il suo sguardo. Era l’unica che sapeva saldare, e tra i pochi abbastanza forti da svitare i dadi più ostinati. Molti dei bambini addetti alla manutenzione erano solo in grado di pulire la superficie dei pannelli. E poi chissà cosa avrebbero combinato i più piccoli se non ci fosse stata lei a guardarli; Julia era brava, ma non aveva polso.

«No.» ammise.
Il viso del Capitano si addolcì.
«Lo so che vorresti andare giù con Asso. Ma ho bisogno di te sopraccoperta e nella Sala Dissalazione.»
«Non è per Asso!» esclamò Dora. Le guance e le orecchie le diventarono bollenti. Fece un passo indietro per togliersi dalla luce diretta che veniva dall’oblò, pregando che il suo rossore non fosse così evidente. Il Capitano si mise a ridere, e lei avvampò ancora di più.
«Da quando l’hai messo ai remi non fa altro che vantarsi, quello scemo.» disse «Volevo solo fargli vedere che non è niente di speciale.»

Il Capitano tornò serio, e si allungò sopra la scrivania fino a metterle una mano sul bicipite nudo. Le grosse dita si le chiusero attorno al braccio.

«Ne riparleremo quando non riuscirò a toccarmi pollice e indice.» disse l’uomo «E vedi di mangiare di più, in mensa.»
Mollò la presa, e tornò a chinarsi sulle carte. Dora fece dietrofront, ma si fermò sulla soglia e si voltò.
«Dimmi.» fece il Capitano, senza staccare gli occhi dalla mappa. Prese una matita e annotò qualcosa.
«È vero che la Kokal ha avvistato terra?»
L’uomo sollevò le ampie spalle, e le indirizzò la solita occhiata penetrante.
«Chi te l’ha detto?»
Dora si strinse nelle spalle.
«Asso dice che ne parlano tutti, giù ai remi.»
«Saul non sa tenere la bocca chiusa.» sospirò il Capitano, e appoggiò i palmi delle mani sul piano della scrivania. «Due giorni fa la Kokal si trovava in mezzo a una tempesta, e uno degli uomini ha avvistato un’isola. Volevano raggiungerla, ma la Kokal si muove solo a vela, e con quel vento hanno dovuto ammainare tutto. Si sono segnati le coordinate, e quando il giorno dopo sono tornati non hanno trovato niente. È facile immaginarsi cose che non ci sono, quando le onde sono così alte e la pioggia ti batte negli occhi.»
«Tu non c’eri, non puoi sapere quello che hanno visto.» replicò lei «Giù ai remi dicono che è un’Isola Vagante. Al Raduno potremmo organizzarci per cercarla.»
«Il Raduno, appunto. Com’è che ogni anno in questo periodo gli avvistamenti di Isole Vaganti si moltiplicano? Tutti vogliono avere una storia più bella delle altre.»Dora incrociò le braccia con aria di sfida.
«E va bene. Allora promettimi che se la troviamo sarò la prima a metterci piede.»
Il Capitano venne scosso da una risata silenziosa. Prese due angoli della mappa più grande e la sollevò per mostrarla a Dora. Linee tratteggiate e frecce formavano complicati disegni sul reticolo di meridiani e paralleli. Lo sfondo era di un azzurro uniforme.
«Mostrami dov’è la tua isola, e sbarcheremo nell’ordine che preferisci.»
Lei gli puntò contro un indice ammonitore.
«Hai promesso!» disse, e corse via.

 

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