#34 L’editoria è un mostro dagli occhi verdi

- 1 Dic 2011

Immaginiamo di essere tutti in una stanza, una stanza grandissima. Ad un certo punto, tracciamo delle linee sul pavimento e dividiamo lo spazio in tre sezioni. Da una parte mettiamo tutti quelli che leggono le recensioni dei libri solo sui quotidiani, da un’altra quelli che comprano solo i titoli da classifica e dall’altra quelli che vivono i libri attraverso blog e social network.

Poi, prendiamo un editore.

Molto spesso, per l’editore il terzo gruppo nella stanza non esiste. Se esiste, è una specie di animale mitologico ingestibile, rozzo e misterioso. L’editore vorrebbe una bacchetta magica o un ipnotizzatore esperto per governare questo blob di ggiòvani perditempo che osano stroncare libri su Anobii o giudicare collane e copertine.

I punti di vista dell’editore medio (e per medio qui si intende l’editore generalizzato, mica voi intrepidi e coraggiosi che mi state leggendo) possono essere due:

– solo un paio di quotidiani e Fabio Fazio spostano copie, il resto è inutile;
– Twitter non serve a vendere copie, perché la gente ormai sta davanti al computer e i libri non li compra, però voglio lo stesso una formula magica capace di farmi avere millemila follower che corrano in libreria ad accaparrarsi i miei bellissimi romanzi.

(Entrambi i punti di vista sono citazioni quasi letterali di frasi dette davvero da due editori.)

Ogni volta che sento discorsi del genere, nella mia testa parte in loop il tonfo delle braccia che cadono e devo concentrarmi per non fare una faccia un po’ così. Prendo un bel respiro, sorrido e provo a spiegare, ma sarebbe molto più semplice se l’interlocutore dicesse guarda, non ne so niente di ‘ste robe, ai miei tempi non si usavano, però aspetta, voglio provare a capire. Purtroppo non mi accade mai.

Poi però sono stata a #Librinnovando e tra tutti i più lucidi sono stati davvero i blogger, quelli che ogni giorno masticano libri e non lo fanno per lavoro, ma per passione. Li ho ascoltati prendendo appunti e pensando che convegni del genere andrebbero prescritti obbligatoriamente all’editore medio di cui sopra, quello che magari in uno slancio di magnanimità manda un redattore o un ufficio stampa ad aggiornarsi ma poi non sa e non vuole sapere. Vuole i numeri e li vuole in un secondo, tutto il resto è noia.

A Mal di libri ho parlato di Twitter e di editori refrattari al cambiamento, ho consolato uffici stampa dicendo siamo in una fase di passaggio, tra qualche anno forse tutta questa fatica non ci sarà più, ho ribadito agli scettici che un piccolo e medio editore non può permettersi di ignorare le nuove forme di comunicazione e che, anzi, deve usarle meglio e di più rispetto a tutti gli altri.

Accettare il disorientamento e la complessità può essere il primo passo. Poi, fare i conti col fatto che non esistono solo i giornali o solo la televisione o solo i messaggi stile spot pubblicitario ma anche l’interazione, l’ascolto, la necessità di soddisfare i bisogni e le curiosità di lettori attenti, affamati di storie e di approfondimenti.

Raccontarsi ogni giorno all’esterno significa avere la possibilità di far appassionare gli altri al lavoro editoriale, tenendo traccia di ciò che accade e creando un discorso coerente con la casa editrice, la sua anima e i libri che sceglie. Usare anche i social network e farlo bene significa fare cultura, non solo girarci intorno.

Agli scrittori, agli addetti ai lavori e agli editori bisognerebbe insegnare che i lettori non sono solo un target, ma una massa viva e pulsante di idee, domande, creatività.

Lasciatevi contagiare dai blogger, qualche volta.

Proverò a spiegarlo anche l’8 dicembre a Più libri più liberi: ore 12 in Sala Rubino con Martina Suozzo, esperta di comunicazione, Sandro Ferri, edizioni e/o, Daniele Di Gennaro, mimimum fax. Modera Gioacchino De Chirico.

Voi, se ci siete, venite a fare il tifo.

SettePerUno a dicembre vorrebbe un’editoria più curiosa.

 

3 commenti su “#34 L’editoria è un mostro dagli occhi verdi

  1. 1

    Io vorrei delle librerie dove poter spulciare liberamente le case editrici meno conosciute, senza dover cercare in zone anguste e scaffali irraggiungibili…

  2. 2

    Sono d’accordo con te. Gli editori italiani sono ancora legati ad un modo vecchio e polveroso di intendere l’Editoria e questo frena molto l’ascesa e la diffusione degli ebook. Bisogna raccontare e spiegare che i social network, gli ebook, i social reading, i books blogger non sono dei barbari da civilizzare ma sono i luoghi dove i libri dovranno essere raccontati.
    Sono convinto che l’accessibilità, la portabilità, la condivisione della lettura saranno le chiavi del successo dell’Editoria digitale sulla cultura cartacea dominate. L’agnosticismo digitale di alcuni editori ha i giorni contati.

  3. 3

    Per Ari. Il tuo intervento mi riempie di gioa. E’ bello sapere che ci sono lettori che i libri vogliono scoprirli, anche fuori dai circuiti mediatici. E’ il segno dei tempi che cambiano. Da lettori-consumatori a lettori-indipendenti.
    Buona lettura e buona ricerca…