This Must Be the Place

- 3 Novembre 2011

(Questo film s’ha da vedè in lingua originale)

Se siete dei darkettusi, rocchettari, punkabbestia nostalgici e vi siete sparati tutte le puntate degli Osbournes This Must Be The Place è il vostro film.

Pensiero fisso during the movie: chissà cosa cazzo deve aver pensato Robert Smith quando ha visto ‘sto film. Chissà come si è sentito. Io avrei voluto stargli vicino e tenergli la mano mentre lo vedeva.

Allora, sin dalla prima camminata dinoccolata a testa bassa con occhialone da sole si può percepire la grandezza sconfinata di Sean Penn/Cheyenne/darkettuso/rimastone (d’ora in avanti SPCdr). Non pettiniamo le bambole parlando di quanto cazzo è bravo, essù. E poi, vabbè, l’avete visto tutti come cazzo l’ha conciato Sorrentino. Non c’è bisogno che ne parli io (però scusate, le rockstar che buttano la monnezza non c’hanno sempre le occhiaie e sono rigorosamente senza trucco? Non ci hanno solo i leggings, gli Ugg, una camiciola grunge oversize e un bibitone Starbucks in mano? Bah). Diciamocelo, anche se già lo sappiamo, a Sorrentì je piace esagerà, e in questa pellicola i particolari insignificanti che fanno dei suoi film rare perle di bellezza goduriosa (do you remember ne Il Divo Totò Rina che dalle sbarre del maxiprocesso chiede cottesemente un bicchiere d’acqua con le bbolle peppiacere?) strasbordano. Vi devo raccontare la storia? No.

Vi riempirò di dettagli guduriosi. First of all: la mugghiera di SPCdr è nientepopòdimenoche Frances McDormand (Mrs.Coen, mica cazzi) e fa la pompiera (si perché tu quando sei sposata con una rockstar miliardaria che vive di rendita c’hai bisogno di evadere). SPCdr va al mall con il carrettino della spesa di nonna (questo l’avete già visto nel trailer però sappiate che era da I am Sam che non lo amavo con tale e tanta tenerezza regressiva, gli avrei voluto dare un abbraccino ad ogni frame, carrettino included.). SPCdr va al mall a prendersi un coffee con la figlia emo-goth di Bono degli U2 (che, by the way, è una figa imperiale). SPCdr è un rocker cuore di panna che porta i fiori sulle tombe di due teenage fan che si suicidarono per una canzone che aveva scritto (capito? Marilyn Manson lo fa forse? Nun credo proprio).

Insomma SPCdr è un pasticcino. Vi ricordate Geremia de Geremei? Dimenticatevelo. Vi ricordate Dino Giuffrè, che ne Le conseguenze dell’amore sta in un posto sfanculato ad aggiustare i pali della luce e suddenly si ricorda che Titta Di Girolamo “è il suo migliore amico”? Ecco, quello. SPCdr è tenderness allo stato puro. Si sposta il ciuffone davanti agli occhi con uno sbuffo e voi lo amate (come avete amato tutti i gesti a ripetizione compulsiva dei personaggi di Sorrentì).

Vi ricordate perché i film di Sorrentì sono belli belli belli in modo assurdo? Per le colonne sonore. Non ne scazza una Sorrentì. Nel mall mette a suonà dei regazzini che fanno una cover di Bonnie ‘Prince’ Billy da paura (ndr The pieces of Shit) per dirne una. Per dirne un’altra (la più grossa) ci viene direttamente David Byrne a suonarci la canzone che dà il titolo al film.

Altro ancora, in ordine sparso: in questo film viene svelato l’inventore del trolley. In questo film un SUV prende fuoco. In questo film SPCdr fa un cunnilingus alla mugghiera che so’ sposati da 30 anni. In questo film una rockstar non tradisce la mugghiera con una younger phika (embè se dopo 30 anni ancora giù di cunnilingus, volevo pure vedè). In questo film una rockstar prende il tè delle cinque con due sciure mmericane. In questo film SPCdr balla Passenger di Iggy Pop mentre si lava i denti (priceless, siriusly). In questo film vengono nominati gli Arcade Fire. In questo film si dicono (come al solito, remember “Sovella cava, l’ultimo penziervo, savà pevvoi”?) delle frasi che ti porti a casa e ripeti a caso in situazioni che non c’entrano un cazzo per sempre come “Non è vero, ma è carino che tu lo dica”.

Spoiler alert: l’unico dubbio del film, a mio modesto avviso eh, è l’extreme makeover trooooppo repentino di SPCdr, il quale nell’ultimissima scena compare rimesso a nuovo smettendo pure di dinoccolare (ricorda Kevin Spacey ne I Soliti sospetti). Vestito come un ragioniere in pensione di Busto Arsizio, con taglio fresco di barbiere e capello bianco libero, stinteggiato dal nero che aveva in testa (che noi lo sappiamo che non basta così poco per tornare natural), struccato e raggrinzitissimo. Siriusly? Una rockstar fa un cambiamento tale dal giorno alla notte? Non si tiene manco almeno i Dr. Martens ai piedi?

P.S. Sorrentì, hai fatto un bel film, pè davero, mò però ritorna in Italia e ridacce Toni Servillissimo. ‘Sta casa aspetta a te.

 

4 commenti su “This Must Be the Place

  1. 1

    Fmdalle phige imperiali a Sorrentino il nostro occhio vede sempre le stesse cose e le nostre anime pure. Sirviè, core mio.

  2. 2

    A. Core!

  3. 4

    Grazie Nadia. :)