The Social Network

- 1 Novembre 2011

Innanzitutto c’è Mark Zuckerberg, futuro miliardario più giovane del mondo, con la sua storia di universitario disadattato in ciabatte, piantato da Erica in una prima scena con dialogo da premio Oscar. Poi c’è il suo unico amico, Eduardo Saverin, che nel film si fa portatore dei veri valori e noie simili: se Mark è quello che “non arriva a 500 milioni di amici senza farsi qualche nemico”, Eduardo si presenta come l’unico che gli è sempre stato vicino, fin dal primo leggendario prestito – eppure, ma non lo diciamo ai buonisti, più che da nobili sentimenti sembra mosso da un arido parassitarismo di genialità altrui. E infine c’è Sean Parker, alias mister Napster (Justin Timberlake, superlativo), istintivamente cool, in quella maniera ovvia e chic di chi ha capito tutto prima degli altri e a venticinque anni è già stato leggenda e decadenza.

E c’è la sceneggiatura perfetta che regala perle come la sintesi della rivoluzione ai tempi del free download (Sean: “Ho fatto crollare le case discografiche con Napster”; Eduardo: “Ehi, tu NON hai fatto crollare le case discografiche, le case discografiche hanno vinto”; Sean: “In tribunale. Vuoi comprare un negozio di dischi, Eduardo?”).

The Social Network parla di cosa significhi oggi avere un’idea e vederla riconosciuta ed esplosa. Parla della ridicolaggine di certe rivendicazioni: la risposta di Mark ai gemellini che lo portano in tribunale perché non accettano sconfitte da uno meno bello e meno ricco può essere solo “Se davvero avessero voluto inventare Facebook, avrebbero inventato Facebook”. Parla di come un’idea può vivere solo se non si ferma al primo orticello di guadagno (“La pubblicità in Facebook adesso? Sarebbe come organizzare il party più fico del college e farlo finire alle 11”). Parla della solitudine del genio che pianta in asso una conversazione per correre a casa ad annotarsi l’idea giusta (aggiungere a Facebook la “situazione sentimentale”, perché “tutto è mosso da quello: uscire con le ragazze”).

È solo, Mark. Solissimo. Lo era da universitario in ciabatte e lo rimane da amministratore unico con il biglietto da visita più famoso del mondo (I’m CEO, bitch). Lo era nella prima scena, mollato da Erica al tavolino di un locale e lo rimane nell’ultima, mentre aggiorna compulsivamente una certa bacheca sulle note di Baby, you’re a rich man. Ma è l’unico, in tutto il film, ad avere compreso fino in fondo la frase del rettore: “I laureandi di Harvard pensano che inventare un lavoro sia meglio che trovare un lavoro”.

The Social Network
Regia David Fincher
Anno 2010

 

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