Romeo+Giulietta

- 8 Novembre 2011

Questa settimana avrei dovuto parlarvi di un altro film. Invece, quattordici anni dopo la sua uscita, ho rivisto Romeo+Giulietta e mi sono ritrovata ai titoli di coda con mezza rubrica pronta. A vent’anni scarsi, con il sopracciglio alzato, l’avevo liquidato come una pacchianata: con l’attore belloccio, la colonna sonora ammiccante (Kissing You, Des’ree) e quella patina grunge in linea col decennio, tutto irritava la mia presunzione. La presunzione dei vent’anni.

Quella per cui è lecito piangere solo sulla musica degli incompresi e sui film di nicchia, con i vestiti da ribelle e l’aria sofferente (ma non tanto da far colare il mascara). Per fortuna i vent’anni passano e, se il mio giudizio sull’estetica di Luhrmann rimane perplesso, sono diventata abbastanza vecchia da poter permettermi lacrime banali (e nel frattempo la cosmesi ha messo a punto ottimi mascara waterproof). E poi piangere, ovvero produrre acqua salata, ben si addice al set di Verona Beach, spiaggia di Los Angeles dove si scontrano i clan Montecchi e Capuleti (pardon, Montague and Capulet), perché tutto in questo film ha a che fare con l’acqua: dal primo sguardo di Romeo e Giulietta/Juliet attraverso un acquario passando per il bacio in apnea in piscina fino alla prima notte insieme mentre fuori imperversa la pioggia.

E nei miei centodieci minuti di stucchevolezza non ho vacillato mai. Imperterrita, ho preso sul serio i “perché non giuri su te stesso che sei il dio della mia adorazione e io ti crederò”, “ti sei sposato con la sventura” e “il nemico è nel cognome”: se lo sceneggiatore è Shakespeare, mica puoi metterti a far le pulci. Non avevo più vent’anni, non dovevo dimostrare di essere forte e algida, o forse avevo per la prima volta vent’anni e per un attimo non pativo più bollette e precariato. In tutti i casi esercitavo il sacrosanto diritto a sdilinquirmi. E sì, ho sperato davvero che Romeo si accorgesse del tremore della mano di lei prima di bere il veleno. Ci ho creduto con ostinazione rara, anche se qualcosa continuava a non tornarmi. L’ho capito dopo, quando ho spento il televisore per correre a pagare il mutuo scaduto e finalmente ho aggiornato una battuta di Eduardo: se anziché ventenni viziati Romeo e Giulietta fossero stati trentenni precari, altro che drammi di lusso tipo morire d’amore nella cripta di famiglia, li avremmo ritrovati in un loft in affitto a tirarsi le mazzate in testa.

Romeo+Giulietta
Regia Baz Luhrmann
Anno 1996

 

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