Recensioni polaroid #1 | Gli Introvabili

- 24 Novembre 2011

Ricordate Gli Introvabili, collana tutta digitale di Edizioni E/OMaria e Valentina hanno letto quattro titoli e ce li raccontano con delle recensioni polaroid, scatti di parole per catturare l’essenza di una storia.

Maria ha letto:

Il colonnello Chabert di Honoré de Balzac

«I morti hanno dunque torto a ritornare?» chiede il colonnello Chabert, che tutti credevano caduto in battaglia e che invece, povero e disgraziato, torna a Parigi, in piena Restaurazione, nel tentativo di riscattare la propria identità e i propri averi. Ma sarà sufficiente, al colonnello Chabert, l’essere scampato alla morte per venire riabilitato alla vita? Un commedia umana in cui si scontrano ingenuità e ipocrisia, integrità morale e cinico materialismo.

Le sofferenze morali, accanto alle quali quelle fisiche impallidiscono, destano tuttavia meno pietà, forse perché non si vedono.

Il Dibbuk di Sholem An-Ski

Il Dibbuk è un dramma in quattro atti ed è più di una tragica storia d’amore. Chanan ama ed è amato da Lea, che viene promessa in sposa dal padre al giovane Menashe. Il dolore porta Chanan alla morte, ma il suo spirito non si rassegna: sa che Lea è la sua sposa predestinata e farà di tutto per stare con lei. Una storia che si sviluppa nel seno della cultura ebraica, vera protagonista del dramma, in cui assumono un ruolo speciale il senso della tragedia e del peccato e la forza vivificatrice della parola.

Reb Esriel: Non chiedo il tuo nome, voglio sapere chi sei.
Lea-Dibbuk: Sono di quelli che cercano nuove vie.
Reb Esriel: Nuove vie cerca solo chi ha smarrito la retta via.

Valentina ha letto:

Racconti comici, di Mark Twain

Il focoso giornalismo del Tennessee, l’agricoltura poetica, un orologio che comanda il tempo, una guida fantozziana, una filastrocca che entra in testa e non esce più, un libro bellissimo perché bruttissimo, un surreale viaggio a San Pietroburgo: nei racconti di Mark Twain c’è un’umanità buffa, goffa, autoironica. Anche se ti raggira e prova a inghiottirti, alla vita si risponde con il comico, l’arguzia, la forza della scrittura.

Mi fermai lì perché la testa aveva cominciato a girarmi vorticosamente, e quando sei in uno stato del genere ti sembra di aver finito una frase e invece l’hai lasciata a metà, e parti col cervello, vaneggi, e torni in te solo quando ti ritrovi sotto un carro o sotto una mucca o qualcos’altro.

Il Danubio blu, di Ferenc Molnar

Le notti d’estate piene di stelle, il profumo delle tuberose, lo scorrere del fiume che sembra accompagnare gli stati d’animo della piccola Pirkó, una dama bambina che legge troppo, sogna troppo. Il primo amore arriva così, inaspettato e bruciante; toglie il sonno, inzuppa di lacrime i cuscini, fa tremare le mani. Pagina dopo pagina, si avverte il rumore di un cuore che si spezza. Perché l’amato non si sceglie, si subisce. L’amore, come un fiume, a volte straripa.

È vero: gli stupidi sanno consolare i sofferenti meglio di ogni altro. Chi cerca autentico conforto sceglie uno stupido per farsi accompagnare agli esami, ai funerali; gli stupidi sono i migliori padrini nei duelli. Sono persone prive di ciò che infiamma maggiormente il tormento: l’immaginazione.


 

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