La pelle che abito

- 18 Novembre 2011

La pelle che abito
ovvero
Che cosa ho fatto io per meritare questo?

Almodovar vuole cambiare sesso. Non ci vuole un genio di rara finezza freudiana per intuirlo. In questa pelicula realizza un sogno vagamente accennato in Hable con ella e spudoratamente dichiarato in tutti gli altri film. Si perché lui non vuole solo attorniarsi di travoni. Si perché lui non vuole solo diventare donna. Lui vuole diventare una giovane candida perfetta figa imperiale.

Allora che se inventa Pedrito (beh non proprio lui ma quasi poiché il film é tratto da un romanzo che non voglio leggere)? Fa uscire Banderas dalla quiescenza creativa e lo trasforma in Don Frankenstein della Mancia. Chirurgo plastico multimilionario che vive in mansion con la badante Marisa Paredes e costruisce pelle ignifuga perché la mugghiera era morta infuocata e lui ci era rimasto malissimo. Antonione possiede una clinica privata nel seminterrato di casa con annessa sala operatoria e allo schioccare di dita giunge per direttissima un’equipe di chirurghi plastici che Mark Sloan se lo mangiano insieme a una tapas e insieme a lui nelle notti di luna piena praticano cambiamenti di sesso a dei ricchi sfondati che vogliono restare nell’anonimato.

Il resto viene da sé. Antonione dopo la dipartita della mugghiera si é dovuto spupazzare una figlia con l’Asperger, giunta lei in età da marito e da relazioni sociali si ritrova violentata in un parco da un giovane stronzo. Antonione che fa? Realizza il sogno del Borghezio che è in noi e rapisce il giovine, gli toglie il cazzo insieme agli amici chirurghi, lo stordisce di droga per fargli perdere il senso di sé, lo opera ogni due settimane per smussargli tutti gli angoli e lo accudisce in una stanza allestita per l’occasione mentre avviene il suo extreme makeover da scugnizzo a farfalla. E come se non bastasse, avendogli dato le sembianze della mugghiera morta, se ne invaghisce e non vi dico altro.

Ah, tutto questo si capisce solo alla fine perché c’è un gioco di tempi invertiti che Tarantino se lo sogna e quindi prima di capire come si sono evoluti i fatti sin qui narrati vedete solo la farfalla che fa Pilates nella stanza di Misery non deve morire arredata Armani. Uh, mi sa che ho rivelato qualcosina. Ops.

Cosa mi rimane di questo film. Due canzoni della banda sonora, Between the bars dell’immenso Elliot Smith rifatta da Chris Garneau e En mi piel di Buika, la voglia di imparare lo spagnolo per potere un giorno interagire in lingua originale con Pedrito e dimandargli che cazzo di fine ha fatto quello che ha diretto Donne sull’orlo di una crisi di nervi e l’sms della mia amica Marta il giorno dopo : “Se ti rapiscono e ti mettono il cazzo al posto della figa vieni da me che ti faccio io un soffocone come si deve”.

La pelle che abito
Regia Pedro Almodovar
Anno 2011

 

Un comment su “La pelle che abito

  1. irechenonce
    1

    sei un genio!