La kryptonite nella borsa

- 29 Novembre 2011

È tutto vintage nell’esordio da regista di Ivan Cotroneo (già traduttore, scrittore e sceneggiatore, nonché anima della fiction Tutti pazzi per amore). I ricordi, i colori, le musiche: ogni cosa è filtrata dal ricordo che colora, abbellisce, smorza – un po’ troppo.

Una normale famiglia napoletana vive l’urto degli anni Settanta, ogni personaggio a modo suo. La galleria di soggetti, più che comporre una vera e propria storia, riesce comunque a vivacizzare un affresco-carrozzone colorato e musicato.

C’è una mamma giovane, bella, tradita e depressa (Valeria Golino), che scopre la psichiatria e soprattutto lo psichiatra. Come darle torto? Trattasi di Fabrizio Gifuni, mostruosamente bravo e fascinoso, il medico da cui tutte vorremmo farci curare la capoccia.

C’è un papà tipico-maschio-italiano con l’amante giovane e i valori ben chiari: la famiglia prima di tutto e il calcio subito dopo. È lui a interrompere il gruppo parentale che si abbandona a ballare Lust for life: “Ora basta che comincia la partita!”, ovvero va bene la lussuria però dopo il campionato. La trasgressione italo-rivoluzionaria potrebbe sintetizzarsi tutta in questa scena.

Ci sono i giovani zii (Cristiana Capotondi e Libero De Rienzo), curiosi di sesso e droghe più che di dibattiti politici, fintamente ribelli ma in fondo pasticcioni e moralisti: dopo qualche goffa esperienza lesbica lei rimane incinta e si sposa, emigrando al nord per non dare scandalo come ogni brava ragazza che si rispetti.

C’è il piccolo Peppino, con i suoi dubbi, i suoi silenzi, le sue lenti troppo spesse e il suo naso moccoloso, che recepisce e frulla stimoli incomprensibili passando da ballare nudo davanti al televisore dei nonni (“Gli zii dicono che non dobbiamo vergognarci del nostro corpo!”) a non saper difendersi dal bulletto che a scuola gli distrugge sistematicamente le montature di occhiali.

E infine c’è il personaggio più curioso, sotto forma di fantasma protettore di Peppino: un cugino matto che si crede Superman e tenta ogni giorno di fermare un autobus con la sola forza del bicipite, finché non ne viene messo sotto – purtroppo all’inizio della storia. Peccato: il suo punto di vista poteva essere il più originale.

La kryptonite nella borsa
Regia Ivan Cotroneo
Anno 2011

 

2 commenti su “La kryptonite nella borsa

  1. 1

    Ciao Nadia,

    Il film è godibile – è un pò slegato – ma si fa vedere e mi ha divertito. Hai centrato bene i personaggi e concordo su tutto, ma non su Superman. Cosa intendi per pdv originale ? Sarò di parte perché l’ ho trovato così ingenuo e spassoso, e alla fine affiora quell’ amarezza – il rammarico di non aver avuto la consapevolezza che essere diverso dagli altri può essere una risorsa, non una condanna – che lascia intuire anche una terza dimensione. Si poteva svillupare meglio forse, ma è chiaro che il film non ha grandi ambizioni. Proprio per questo regge.

    G.

  2. 2

    Ciao G., mi sembra che quel personaggio strampalato e stralunato potesse dirci qualcosa di più e stravolgere un po’ i luoghi comuni che ogni tanto si affacciano. Sarà che amo gli improbabili, e il nostro superman lo era parecchio.