Invadere la Svizzera (2)

- 13 Novembre 2011

«È stata gentile a non fare storie per lasciarti con me»

«Le ha fatte eccome!»

«Oddio. Scusami allora»

«Di cosa, Fucsia? Di cosa? Di essere nell’unico posto in cui vorrei essere davvero?»

«…»

«Che c’è?»

«C’è che mi chiedo se stai con lei solo perché ti ha trovato un modo per esporre le tue foto»

«Sto con lei perché non mi incasina»

«Che significa?»

«Significa che la vedi no? Ilenia è bellissima, indipendente, sveglia. Forte. Non ha bisogno di qualcuno per stare in piedi da sola.»

Oh-oh.

Senti, pazza, non ti ci mettere anche tu, sai.

«E io sì?»

«Che palle, Fucsia… non è che tutto quello che dico sia un riferimento a te, sai?»

«Beh per me lo era»

«Sì, VIOLA. Tu mi incasini. Ti conosco da dieci anni eppure sei come i foglietti illustrativi dei medicinali. Pieni di asterischi per spiegarti le cose. E quando leggi gli asterischi non sono altro che la smentita di quello che c’era scritto. E allora ti chiedi sempre ma che cazzo? È tutta una controindicazione questa»

«Vattene»

«Cosa?»

«Sì, ho l’aereo tra meno di due ore e sono stata abbastanza con te. Non ho più voglia di averti intorno. Non voglio più essere la tua controindicazione»

Poi ero io, la melodrammatica.

«Fucsia…»

«Fucsia un cazzo, Lorenzo. Sono stanca. Stanca di girare intorno alle cose. Di vederti felice per mano con la tua Ilenia. Di vedere quanto lei è giusta per te. Quanto io invece sia sbagliata. Di continuare a chiedermi se…»

Oddio. La pazza mi ha rapita.

«Se?»

Vattene, alter ego pazzo. Vattene. Fammi ricomporre.

«Nulla»

«Vuoi parlare di quello che è successo? Bastava dirlo»

«Cos’è successo?»

«Abbiamo fatto l’amore, no?»

«No. Non credo.»

«E cosa avremmo fatto?»

«Abbiamo avuto paura»

«E di cosa?»

«Di perderci. Sono corsa a casa tua, dicendoti che mi avevano offerto questo lavoro fantastico. Ero euforica e spaventata. Perché la sola cosa che volevo era in contrasto con la sola che mi faceva rimanere qui. Avevamo paura di perderci. E abbiamo cercato un modo per restare attaccati. Per avere una scusa»

«Mi hai scopato perché avevi paura?»

«Sì»

«Nient’altro?»

«Credo che se fossi stata innamorata di te, ti avrei amato prima. Ne ho avuto di tempo.»

Ecco. Questo è coerente. Non come dice quella matta. Cosa vuoi che ne sappia lei. È pazza.

«Già»

«Siamo così noi due, L. “

«Meglio se vado, ora»

«Sì»

«Ti voglio bene Fucsia»

«Anche io.»

Sei contenta, ora?

Sì, sono contenta, PazzaDelBagno. Cosa dovevo fare? Ammettere di amarlo come non ho mai amato nessuno? O ammettere che non lo amo affatto? Che ho paura di perderlo e che tutto si confonde? Non posso. Non più. Il tempo è scaduto e io ho la vita che mi aspetta.

Bella, la vita senza vita.

PazzaDelBagno, potresti andartene?

Guarda nella borsa.

Ma mi dici anche cosa devo fare?

Sì. Guarda nella borsa.

Nella borsa c’è una foto. Io e Lorenzo. Dopo aver fatto l’amore, sdraiati a letto. L’ha scattata dall’alto. Le teste appoggiate vicine, i sorrisi stanchi. Gli occhi contenti. Una scritta, sul retro.

“Invadiamo la Svizzera, Fucsia?”

Complimenti, hai appena voltato le spalle alla tua vita.

Finiscila, PazzaDelBagno.

Perché piangi?

Non sto piangendo. È solo… è solo congiuntivite.

 

2 commenti su “Invadere la Svizzera (2)

  1. 1

    bello! mi piace!
    ci sarà anche la terza puntata? (la L. è pura casualità!)

  2. 2

    Ciao L., tutti i racconti sono in quattro puntate. Quindi non preoccuparti, arriva il seguito. :)