Invadere la Svizzera (1)

- 6 Novembre 2011

Per i poligoni è più facile. Sì. Mi hai sentito bene, ho detto poligoni. A loro basta essere equilateri ed equiangoli per essere Regolari. A noi invece, cosa serve? No, dico, guardiamoci. Abbiamo gambe e braccia, due. Occhi, due. Naso, uno. Bocca, una. Se ci va bene, al massimo, non sono storti o deformi. Ma equilateri ed equiangoli? Non credo. Come potremo mai essere Regolari?

A pormi tutte queste domande, non sono mica io. O meglio, sì, visto che è la mia immagine riflessa allo specchio, quella che mi tormenta. La mia immagine ha deciso di prendere coscienza propria e di interferire con i miei pensieri. Dissociarsi da me. Proprio qui: nel bagno di questo aeroporto.

Già. Perché tra qualche ora un aereo mi porterà dove ho sempre desiderato vivere: Berlino. A fare il lavoro che ho sempre sognato: organizzare concerti.

Lontano dalla persona che hai sempre avuto accanto: Lorenzo.

Uffa. Almeno possiamo essere meno melodrammatici?

Lorenzo è la persona con la quale, negli ultimi dieci anni, ho praticamente condiviso: la laurea, la ricerca del lavoro, le sue troie, i miei nerd, le influenze intestinali, una serie infinita di ubriacature colossali, nottate al telefono, il passaggio catartico dalle virgosol alle vivident, film bellissimi e film orribili, la mancanza di tempo, concerti e festival italiani e no, chilometri di scontrini, obiettivi fissati e mai raggiunti, fermate della metropolitana e binari dei treni, discussioni sulle canzoni da ascoltare in auto, troppi vestiti neri nell’armadio, la Champions vinta dall’Inter.

Lorenzo. Con il quale, dopo dieci anni, ho fatto l’amore.

Perché non dici scopato?

Lorenzo che domani allestirà la sua prima mostra fotografica. E che ora ha una relazione stabile. Con una ragazza ancora più stabile, Ilenia. Ilenia potrebbe essere un poligono. Forse certe persone lo sono, un poligono. Forse a loro, alla nascita, è stato regalato un kit di righelli e goniometri da usare durante lo sviluppo. Così da diventare equilateri ed equiangoli: Regolari.

Ecco, lo sapevo. La PazzaDelBagno mi sta contagiando con i suoi ragionamenti malati. Come si fa a spiegarlo a lei, che mi guarda al di là dello specchio, che mica posso gettare la mia vita intera perché dopo DIECI anni ho fatto sesso. Mica posso mettere un freno alla mia vita per questo. No?

Meglio uscire da qui, Quella lì mi sta creando troppo problemi.

Quella lì. Non sei altro che tu, Viola.

Ah bene, la PazzaDelBagno mi segue anche fuori dal bagno.

Lorenzo è seduto ad aspettarmi con la sua solita aria da ci-sono-ma-non-troppo. Per un momento penso che sarebbe bello, se quelle occhiaie sul suo viso fossero lì tutta la vita a ricordargli che senza di me accanto, non potrà dormire mai più.

Eh? Ma che pensieri faccio? Colpa della PazzaDelBagno.

«Ehi, Fucsia… che è quella faccia? Sembra tu abbia un granchio nel cervello come me!»

«La finisci di ascoltare Bugo?»

«Sempre meglio che ascoltare il tuo Vasco Brondi…»

«Blabla…»

Squilla il telefono.

«Picccola! Certo sono qui con Viola, sì, tra qualche ora parte. Ok, ci vediamo stasera. Un bacio.»

Ti dà fastidio, Viola. Dai su. Sentilo lo stomaco.

Ma quale stomaco. È solo fame. Sono felice per lui.

 

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