Ecco.
Sto qui che devo farcire questa torta con uno strato alto così di Nutella, e all’improvviso ci aggiungo un ingrediente nuovo: le lacrime.
Ma quanto sono stupida?

Se n’è andato, m’ha lasciata che è un mese, se n’è andato con la ragazza che preparava le creme per i dolci e i cappuccini e mi ha lasciato:
il bar pasticceria (alla pasticcera pasticciona);
i debiti (alla meno adatta a fare i conti);
sua sorella alla cassa (che a malapena riesce a dare il resto e preme i pulsanti alzando l’indice rigido e rilasciandolo cadere giù pesantemente, con la lingua che le esce dall’angolo della bocca, nemmeno fosse un neurochirurgo nel pieno dell’operazione più difficile della sua carriera);
una montagna di dolci da fare ‒ tutti da sola ‒ per non so quale evento. Maledizione a lui e alla sua megalomania irresponsabile.

E io, invece di andare a spremere arance o finire di coprire con crema di nocciole e cacao questa stupida, stupidissima torta, sto qui a piangere come Bambi.
Ma non piango per lui, perché se n’è andato. Ah no. Potrebbe andare anche a fare crostate di ghiaccio per i pinguini al Polo Sud, per quanto mi interessi.
Potrebbe andare a cuocere il pane all’inferno, già che c’è.
Piango per i casini in cui mi ha lasciata, per i debiti, per la gestione del locale, per sua sorella che non sa emettere uno scontrino in meno di sette minuti e perché sono praticamente da sola a dover mandare avanti questo posto.

Con la spatola prendo grosse cucchiaiate di Nutella e la spalmo su tutta la circonferenza del pan di spagna, coprendo bene tutto, cercando di fare uno strato spesso e uniforme. Poi passo alla panna e al “cappello” della torta. la copro di zucchero a velo, intanto che continuo a lacrimare, la taglio a fette e la porto di là.

Appena oltrepasso la soglia sento che un profumo ha invaso la sala. Non è però il solito profumo dei cornetti caldi o del caffè, come dovrebbe essere visto che è prima mattina, è profumo di basilico.

Alzo un sopracciglio perplessa. Ci sono solo tre persone, uno è un ragazzo mai visto che smanetta con un telefonino e che appena arrivo dietro il bancone s’avvicina e chiede un cappuccino e una fetta della torta che ho appena messo nella vetrinetta. Fa un sorriso strano, sembra chiedere scusa per il disturbo, timido, come se non fosse un cliente pagante e quella fetta di torta non se la meritasse. Lo servo e passo agli altri, lui prende i piattini guardandomi con un sorriso allegro e si va a sedere a un tavolino lontano, e tra un boccone e l’altro rimane col cucchiaino appeso alle labbra.

Quando si è avvicinato il profumo di basilico è diventato più intenso.