Quando si è piccoli si pensa che essere adulti significhi riuscire ad arrivare ai pensili più alti.
Poi arrivi a trent’anni con le scarpe che ancora ti si slacciano e serve il doppio nodo, sei alta un metro e cinquanta e scopri che no, anche da adulta dovrai stare a guardare sconsolata gli scaffali più alti del supermercato senza riuscire ad arrivare a quello cui devi arrivare.

Spalle basse, sguardo in su e una mezza idea di lasciar perdere e ripiegare su altro.
Poi, due cose improvvise, quando comincio ad accusare un leggero male al collo: una mano che dietro di me avanza a prendere il pacchetto di luci di Natale a forma di stellina blu che tanto agognavo e un fresco profumo di basilico ‒ che ehi, io conosco questo profumo ‒ scaccia via quel misto di segatura bagnata, detersivo e cannella nauseante e opprimente di questo grande magazzino che odia le persone diversamente alte.

Mi giro e ho in testa tre pensieri contemporaneamente:
1) mi stai fregando le lucine solo perché sei più alto di me e questo non va bene;
2) ma che diamine…;
3) io ’st’odore lo conosco.

E infatti quando completo il movimento mi ritrovo il tipo del bar, quello che quando entra porta con sé il profumo appunto di basilico, così forte che sembra ne trasudi l’essenza, col suo sorriso un po’ sghembo da ragazzino svagato e col pacchetto di lucine accanto alla testa.

Con bocca e occhi a “O” continuo a guardarlo e cerco di emettere dei suoni che vorrebbero significare “Che? Cosa? Me lo stai soffiando? Che ci fai qui? Cosa vuoi da me? Ma che profumo usi?” e che invece risultano tipo “Uh? Oh? What?” (quando sono confusa mi escono parole in inglese) (o perlomeno ci provano, a uscirmi).

Scuote il pacchetto sempre con quel sorriso sulla faccia come se la mia sorpresa e il mio sconcerto lo divertissero come nient’altro al mondo, e lo fa tintinnare.
Mi prende una mano e io la guardo come se non fosse la mia, la gira col palmo all’insù, ci poggia delicatamente il pacchetto e se ne va facendomi un cenno di saluto. E io guardo lui che si allontana e il pacchetto alternativamente e poi guardo di nuovo lo scaffale e non capisco da dove cavolo è  spuntato.

Faccio il giro del negozio per cercarlo ‒ fermarlo, dirgli grazie, non voglio fare la maleducata ‒ ma non riesco più a trovarlo, mi pare di vedere un paio di volte una falda del suo cappotto che sparisce dietro degli espositori ma quando volto l’angolo non c’è più.

Lo rivedo mentre sono alla cassa con le mie cose sul nastro e la cassiera sta per prenderle e passarle sul lettore, il ragazzo del basilico è qualche cassa più in là, si è appena messo in fila e guarda nel suo cestino, non mi vede e io non vedo cosa ha comprato.

Oh non importa, lo rivedrò al bar.