Giù la maschera 4

L’Honda Transalp nero imbocca il viale alle cinque esatte.
Nonostante l’aria mite di settembre, Lello porta il giubbotto di pelle, il pantalone nero, lungo e attillato, e gli stivali di cuoio.
Tony segue la scena dalla sua Punto parcheggiata a pochi metri dall’ingresso della concessionaria, nel posto che offre la visuale migliore.
All’agitazione che lo divora, strappa un mezzo sorriso il pensiero: “È arrivato Zorro con Tornado”.

Lello sgomma entrando nel piazzale e mette la moto di traverso.
Con calma apre il giubbotto, ne caccia il mitra e rovescia il caricatore contro le vetrate, le portiere, i paraurti, i cristalli delle macchine in esposizione, la guardiola del vigilante ‒ sotto il tavolo della quale si è accucciato Roberto ‒ e alle fine contro il bancone dell’officina, dal quale saltellano cacciaviti e chiavi inglesi come alici in padella.

Quando il caos è terminato, Roberto si fa forza ed esce, sparando qualche colpo in aria con la pistola di ordinanza.
Lello lo squadra, nota che impugna l’arma con la sinistra, prende la mira e fa fuoco verso il piede destro.
Dal sedile della sua auto Tony ha la sensazione di vedere la scena al rallentatore, perfino di distinguere il proiettile in volo da quando esce dalla canna fin quando si conficca nel piede.

Il colpo lo incassano entrambi.
Roberto si accascia a terra e inizia a contorcersi.
Tony sente montare una rabbia livida che con enorme sforzo prova a dominare.
“Tutto secondo i piani,” si ripete per calmarsi “ora lo vengono a prendere e lo portano in clinica”.

Oltre a Tony, anche il signor Lanzi, titolare della concessionaria, ha assistito alla scena.
Nascosto dietro un armadietto del suo ufficio, è riuscito a vedere e a capire tutto ciò che c’era da capire.
Apre la cassettiera e fruga alla cieca, finché non trova il calcio della sua Beretta.
Allora esce sparando all’impazzata contro il motociclista che butta le armi e scappa precipitosamente, rimediando solo ferite di striscio.

Il signor Lanzi si guarda intorno: della sua concessionaria restano brandelli di auto, cocci e schegge di vetro.
Si volta verso Roberto, ancora a terra per il dolore.
Gli mira in fronte.
Fa giusto in tempo a far partire il colpo che gli arriva in petto il proiettile spedito dalla Punto parcheggiata lungo il marciapiede di fronte.
Lanzi va giù come un birillo.

Cala un silenzio surreale.

Roberto, steso sul pavimento, non si muove più.
Il colorito gli scivola via dal viso al ritmo del sangue che fluisce dalla fronte e dal piede.
Arrivano quelli di CityPol, capendo presto che oggi non servirà correre in clinica né assoldare i migliori chirurghi.
Arrivano pure poliziotti per arrestare, parenti di Lanzi per vendicare, delinquenti per partecipare, passanti per curiosare.

Tony non è sconvolto: è stanco.
Non vuole più nascondere, giustificare, accettare tutto senza una ragione.
Esce dall’auto, attraversa la strada a passo lento, si fa largo tra la piccola folla.
Si china sul corpo freddo di Roberto e ‒ lì davanti a tutti ‒ lo bacia finché gli agenti non lo arrestano.

 

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1 commento

  1. Mi è piaciuto molto anche se forse avrei sviluppato diversamente il personaggio di Tony. Il ritmo è sostenuto e il finale non banale. Bravo