Si è preso tutto il pomeriggio libero, Tony.
È andato a fare il bagno a Positano e ha nuotato a lungo, ma non si è riuscito a liberare del peso che lo opprime.

Torna a casa all’imbrunire, accende candele profumate antizanzare, prepara delle scaloppine di pollo al vino bianco.
Alle otto arriva Roberto che ha appena finito il turno di vigilanza.
Mangiano insieme senza dire una parola.

Roberto sparecchia e poi si infila in bagno; Tony lo osserva spogliarsi ed entrare nel box doccia.
Per un po’ si diradano gli altri pensieri: resta solo il corpo abbronzato di Roberto, le spalle muscolose, l’addome scolpito, gli occhi neri dal taglio orientale.
Tony è gay, anzi ricchione, come direbbero i suoi sottoposti se lo sapessero.
“Una catastrofe”, riesce a pensare solo questo.
Quando Roberto esce dalla doccia fanno l’amore, con la delicatezza delle farfalle.

Sguardo perso contro il soffitto.
“Che c’è, Tony?”
Occhi negli occhi.
“Tony, dimmi: che c’è?”

Sospiro profondo.
“Ho parlato con Don Liborio. Domani vengono a fare casino da te alla concessionaria.”

Deglutire rumoroso, come ingoiare una noce con tutto il guscio.
“C’è un proiettile pure per te. È cosa da niente, ha detto. Una mano o un piede. Poi ti mettono a posto in clinica.”

Dall’appartamento a fianco arriva la sigla di chiusura del telegiornale.

“È una cosa sicura, Tony?”
“Stai tranquillo, mandano gente fidata.”