“Pronto Tony… Tony mi senti? So’ Lello…
Tony io non ti sento, saranno le gallerie.
Comunque questi non hanno pagato neanche oggi.
Vabbè… cia’ Tony”

Lello è manovalanza.
Honda Transalp, tatuaggi ovunque e capello impomatato al posto del casco.
Tutta la trafila alle spalle: vedetta, piccolo spaccio, spaccio più consistente, arresto, libertà vigilata e adesso la raccolta del pizzo.

Tony invece, a prima vista, è l’opposto del camorrista.
Veste casual, ha il viso pulito, va in giro con una Punto in buono stato.
Non ascolta i neomelodici ‒ anzi segretamente li odia ‒ e al posto della villa fortificata ha un appartamento in centro di sessanta metri quadri.
E tuttavia è un colonnello.

Quando ordina o commette crimini, Tony lo fa con un’aria di sdegno che i suoi sottoposti venerano come forma estrema di snobismo.
Invece quell’espressione è un rigurgito di frustrazione.
Avesse trovato all’ombra del vulcano una realtà produttiva in cui poter crescere umanamente, in cui misurarsi professionalmente ‒ anziché le botteghe abusive che riforniscono di borse false gli ambulanti ‒ ci si sarebbe buttato anima e corpo.
Ne avesse trovata una, camorra a parte.

Quando è sicuro che Lello abbia riagganciato, Tony riprende a pensare.

“Non hanno pagato di nuovo.
Stavolta gliela faranno capire.”