Vichinghe in rosa 4

- 24 Ottobre 2011

Su di me, vichinga senza corazza

L’intuizione è arrivata in un pomeriggio un po’ piovoso e un po’ soleggiato di settembre, mentre la bozza di questo racconto giaceva incompleta e semi-dimenticata ormai da mesi.

Uno di quei giorni che forse sbuca l’arcobaleno tra le nuvole e che ti capitano sotto gli occhi vecchi cimeli da scatolone dei ricordi mentre ascolti Bob Dylan. E improvvisamente ti senti diversa: Dio santo, quei cimeli sono oggetti d’antiquariato. È cambiato tutto mentre tu ti occupavi di altro, e nemmeno te ne sei accorta.

How many roads must a woman walk down, before you call her a woman?

Nel mio caso la risposta è 1.588 km e un’ora e mezza-quasi due di aereo; due valigie da 30 chili, e speriamo che l’hostess chiuda un occhio; otto mesi di scarpinate su sentieri sassosi, tra alti vertiginosi e bassi abissali ‒ le mezze misure non sono pervenute; la voglia di fermarsi per sempre, la paura di rimanere intrappolati qui, il desiderio di non tornare mai indietro, la mancanza di casa, il presentimento di non avercela più, una casa in cui tornare.

La quarta vichinga in rosa ‒ lo dico un po’ timida e un po’ orgogliosa ‒ sono io, almeno d’adozione.

Che oltre a mangiare pane nero almeno due volte al giorno e bere birra come fosse acqua, pedalare sotto la pioggia, passeggiare a piedi nudi, ho imparato ad essere una dura per davvero.

Non lo so com’è andata: forse l’ho trovato qui, o forse era solo assopito. In ogni caso ora ho un animo vichingo, che sarà anche neonato ma sa il fatto suo, e mi dà il coraggio di credere che le idee che ho oggi possono diventare fatti domani. Tutto ciò che bisogna fare, dice, è lottare.

Pare che sia uno il nemico più temibile degli animi vichinghi sparsi in giro per il mondo. Niente di preoccupante, se non fosse che ‒ Dio solo sa come ‒ si è radicato nelle fondamenta di una nazione un tempo popolata da romantici e navigatori. Rassegnazione è il suo nome. Una bruttissima bestia, dicono.

Non so come andrà la mia lotta al nemico, ma di certo c’è che venire quassù è stata la cosa migliore che potessi fare. Perché vichinghi si nasce, ma ci si può anche diventare.

 

Commenti chiusi.