Vichinghe in rosa 2

- 10 Ottobre 2011

Sofie, i sogni fuori dal cassetto

Una bomba di energie concentrata in pochi centimetri e avviluppata nel luccicoso strato di miele, Sofie è un croccante alle nocciole: dolce, poi duro, e poi di nuovo dolce.

Viso di porcellana incorniciato da capelli illuminati di riflessi oro su cui si aprono due profondi occhi a mandorla, Sofie dosa i suoi ampi sorrisi con parsimonia. Se ci fai caso senti il flap flap delle lunghe folte ciglia nere di rimmel quando ti parla dei suoi mille-e-uno progetti per il presente. Se ne stanno tutti fuori dal cassetto, ben disposti alla luce del giorno: il festival sulla cultura Rom, la fanzine di arte contemporanea autoprodotta, gli studi a Firenze, i cortometraggi sulle realtà ecosostenibili. Sofie non sta ad attendere miracolosi interventi dall’alto perché i desideri spicchino il volo, e li descrive con tutto il realismo di chi conduce un lavoro dal ritmo sciolto, ma continuo e costante.

I suoi sogni son ben ancorati a terra, con tanto di maniche rimboccate e scarpe da trekking ai piedi. Mi sembra di vedermeli tutti davanti mentre la ascolto, disposti come biglie in pista a marciare a velocità alterne su un percorso nemmeno troppo sabbioso. Sofie li fa avanzare uno ad uno tramite piccoli colpi di dita ben direzionati da terra. Tac. Trovato casa a Firenze. Tac. Un gancio per l’esposizione fotografica sui Rom. Tac. Questa è andata fuori pista, ma si ritenta.

Il mondo visto dalla mia prospettiva appare come un canale imperversato da cateratte, su cui chi ha trovato il tronco a cui aggrapparsi naviga relativamente tranquillo, tira il fiato e sta attento a non perdere il proprio appiglio. Chi non ha avuto la fortuna di intercettare un salvagente – ossia la maggior parte dei natanti – sta a galla. Alcuni con fatica e rassegnazione nuotano tra le rapide e tirano avanti, verso dove non si sa; altri con determinazione si sbracciano, metti caso che qualcuno dei pochi tronchi disponibili passi di lì.

Il mondo visto dalla prospettiva di Sofie appare come un campo arato pronto ad accogliere semi nuovi. Tutto ciò che bisogna fare è coltivarli con dedizione, giorno dopo giorno, contando sulle proprie forze. Credendoci. Ma credendoci davvero, con quella determinazione di chi sa che ciò che sta facendo è importante, serio, degno di nota e attenzione; di chi anche durante le intemperie vive nella profonda convinzione che è nella natura stessa delle cose germogliare, crescere, fiorire, fruttificare. Credendo che sono le proprie mani, le proprie braccia, la propria testa a decidere sulla sorte di quei semi; che è la propria volontà a determinare il futuro, che la via ce la possiamo, ce la dobbiamo costruire da soli. E non a colpi di machete nella foresta, ma andando di buon passo sui sentieri disegnati dalla propria bussola interiore.

Una visione delle cose che pare a me tanto più entusiasmante quanto a Sofie completamente naturale, si vede da come ne parla mentre dopo aver finito gli acini d’uva ripone il sacchetto di plastica trasparente in borsa, rolla una sigaretta e disegna davanti a noi la complicata rete di relazioni grazie alle quali il suo giornale monografico a distribuzione gratuita uscirà senza l’aiuto di inserzionisti pubblicitari. Un libero prodotto di cultura nato nel ventre di una società che della libertà di esprimersi ha fatto una risorsa di inestimabile valore.

 

3 commenti su “Vichinghe in rosa 2

  1. 1

    Bellissimo anche questo secondo racconto……………….
    Brava amica !!

  2. 2

    Ottimo. L’ho perifno letto dos vez..

  3. 3

    …addirittura! ;)