Vichinghe in rosa 1

- 3 Ottobre 2011

Christina, quattro figli e un Excel

Un metro e ottanta – ma potrebbe pure essere novanta dalla mia prospettiva – di pura sfacciata danesità chiusa in uno spolverino primaverile e calzante ballerine numero 43 mi aspetta alla stazione del treno. Meno cinque gradi, gelida brezza di benvenuto, e Christina se ne sta lì sorridente con il suo pargoletto che pare la versione infantile dell’omino Michelin. La versione adulta sono io, con tanto di stivali di pelo più pompon e triplo strato di lana intorno al collo. Un classico, il mio arrivo a Copenhagen: l’italiana infreddolita e la danese svestita. Emblematico, anche, di tutta una serie di incontri al femminile che hanno costellano la mia vita nordica dal primo giorno fino ad oggi.

Lo sanno tutti: il Sud coccola, riscalda, placa; il Nord fortifica. Ma non è né il freddo inverno, né il vento implacabile, né tantomeno la dieta a base di burro a irrobustire anima e corpo durante una permanenza scandinava. Sono le donne – e questo non lo sa quasi nessuno, l’ho scoperto da me. Otto mesi di realtà danese a fronte di ventisette anni vissuti nella emancipata Torino, e improvvisamente una mole di considerazioni sul genere femminile si assiepa nella mia mente. Io, che se mi parli di generi penso a rock-pop-country, e che se dici “femminismo” tutto ciò che mi viene in mente sono minigonne e donne baffute (chissà perché poi).

Insomma: non mi sono mai posta il problema di orgoglio femminile, quote rosa e tutte quelle cose là. Poi sbarco qui, e – tempo di disfare le valigie – è subito chiaro che il mio temperamento sta a quello di una qualsiasi ventenne danese come la consistenza di un budino Elah sta a quella di un torrone: molliccia dolciastra e precaria. Inesistente, diciamola tutta. Partita con tutte altre intenzioni (viaggiare, lavorare, imparare una lingua) mi trovo improvvisamente a prendere lezioni di autostima, fiducia, self confidence dalle Vichinghe in rosa.

Christina ha tutte le caratteristiche della donna in carriera. È forte, emancipata, smodatamente determinata. Unghie smaltate di rosso Chanel, veste foulard di seta su camicie di bianco cotone e stivali cavallerizzi tirati a lustro. Sveglia alle sei, un velo di trucco, alle otto è già in ufficio. Parla del suo lavoro con la stessa passione, frequenza e dedizione con cui una mamma parla del suo primo bebè: coinvolta e consapevole, può risultare molesta al quarto minuto di conversazione.

E poi ha quattro figli. Quattro. Tutti maschi. E certo, un marito. Se potesse farebbe un quinto figlio, che magari esce femmina, “perché la gravidanza è l’emozione più grande che una donna possa provare in vita sua”. Frase scontata, ma mentre lo dice ha gli occhi lucidi e io mi emoziono sinceramente.

A tenere tutto insieme – vita privata e lavoro, boyscout e uscite con le amiche, meeting a Helsinki e crostate di rabarbaro – c’è un foglio Excel con il programma della settimana ancorato alla porta del frigo. C’è scritto pure cosa si mangia a cena su quell’Excel, che un po’ ti toglie la fantasia, ma di spazio per momentanei entusiasmi tra i fornelli ce n’è poco quando i ritmi famigliari somigliano al lavoro in catena di montaggio.

La sera Christina occupa un sesto dello spazio fisico e uditivo intorno al focolare domestico. Tutti a chiacchierare sullo scoppiettio di corteccia di betulla nella mezz’ora che precede le favole della buonanotte. Christina sorride con serena stanchezza in perfetto equilibrio al centro della sua casa. Foulard a pois blu su camicetta bianca inamidata e rosso Chanel alle unghie, Christina ha tutte le caratteristiche della mamma.

 

2 commenti su “Vichinghe in rosa 1

  1. 1

    Bellissima Enry………. mentre la leggevo mi emozionavo, non so perchè !
    un bacio grande

  2. 2

    …ma GRAZIE! :’)