Categorie Autori

Sipario. Specchio 4

di



L’inverno. Oggi siamo in inverno.

Giulia ha smesso di venirmi a trovare, Maria ha smesso di chiedermi come sto, e Stefania penso abbia appaltato tutto il lavoro dello spettacolo teatrale sui vent’anni randagi a Luigi, il sincero e promettente Luigi, al quale auguro una lunga carriera costellata di stroncature e psicofarmaci.

Ho terminato il mio racconto sul ranocchio che si trasforma in un orologio da taschino. Ho sostituito però il personaggio della fata dalla dubbia identità sessuale con quello di un ragazzino pretenzioso che non si rade più e non riesce a scrivere nulla. Così, alla fine, in qualche modo ho parlato di me, anche se non volevo.

Accendo ancora il cellulare, qualche minuto al giorno, per vedere quali offerte la mia compagnia telefonica propone per farmi rientrare nella civiltà: OFFERTA SOCIOPATIA: TELEFONATE, SMS, INTERNET E VIDEOCHIAMATE GRATIS PER UN MESE SE ESCI DI CASA. TORNA A TELEFONARE E A CERCARE CONTATTI UMANI! QUESTO È L’ULTIMO AVVERTIMENTO. SAPPIAMO DOVE ABITI.

Visto che nessuno da qualche tempo mi ricorda nulla, ho comprato uno specchio più grande e l’ho piazzato sulla parete di fronte al letto, così ogni mattina appena sveglio posso vedere come si diventa ad avere paura della sincerità.

Ogni mattina da qualche mese mi alzo e mi saluto, mi chiedo se sia il giorno giusto per lavorare, e spesso convengo che sì, dopo il caffè ci si può anche pensare. Le sera mi corico e mi saluto. Buonanotte caro, forse domani.

Oggi, a ricordarmi che prima o poi tutto questo sarà più semplice, non c’è nessuno.

Qualche volta mi imbatto ancora nel foglio di carta ancora perfettamente bianco, dove un personaggio di nome Marco, al centro di una scena ipotetica, illuminato da ipotetici riflettori, aspetta che io dia voce alle sue torture ventenni da vomitare su un ipotetico pubblico senza colpa.

Per ammazzare il tempo aspettando l’ispirazione seguo un corso di tango online, e mentre sguazzo danzante tra la polvere della stanza qualche volta mi guardo allo specchio gigante e me la rido, soprattutto perché il tango da soli non si può ballare.

Fantastico spesso su come sarò a quarant’anni, e alle possibili alternative al mestiere di scrittore morto giovane nella sua stanza: ballava il tango da solo ed è inciampato nella sua stessa barba cadendo sopra uno specchio gigante. Forse potrei fare il padre. O il marito. Potrei chiamare una qualche Giulia o Maria, mettermi qualcosa di carino portarla a cena regalarle dei fiori sposarla e amarla fino a farla imbiancare con me. Forse così terminerebbe, tutto questo teatrino della giovinezza, e nessuno me lo chiederebbe più come ci si sente ad avere vent’anni e nessuno me lo chiederebbe più di raccontare quest’età e di farlo anche con attenzione e perizia e professionalità.

Oggi c’è lo specchio che mi ricorda che no, non vale più la pena soffrire. Inciampo nel mio riflesso. Ancora.

Penso che sia ora di toglierlo, questo specchiaccio enorme dalla stanza.

Mi ritrovo faccia a faccia col riflesso di questo qui. Siamo rimasti io e te, alla fine. Punto il dito contro il nemico, faccia cattiva. Gli metto paura, a questo tizio nello specchio: «Tu non sai chi sono io!», glis urlo.

Poi più piano, sussurrato, tu non lo sai chi sono io.

 

← Articolo precedente

Articolo successivo →

1 commento

  1. Viene voglia di rimettere lo specchio al centro della stanza per non farlo mai finire, ‘sto racconto. Peccato che il protagonista non sarebbe d’accordo.