Orzo perlato con dadini di pomodoro, uovo sodo e sedano

- 13 Ottobre 2011

Ingredienti (le dosi sono per circa quattro persone normali o due mangioni particolarmente affamati):
quattro etti di orzo perlato
due etti abbondanti di datterini
una costa di sedano piccola
due uova
sale q.b.
granelli di senape q.b.
un cucchiaino di salsa Worcester
due cucchiai di olio extravergine d’oliva

In una bella ciotola capiente riducete a dadolata i pomodori freschi, rossi e succosi. Se trovate i datterini dolci è la morte sua, perché hanno un sapore morbido che si sposa benissimo con la ruvida consistenza dell’orzo. Calcolate un paio di etti abbondanti di datterini. Spezzettate una costa di sedano piccola (a volte son così giganti che fanno impressione) in tante semilune e mandatele a far compagnia ai pomodori, aggiungendone a piacere se il verde sembra svanire nel rosso. Condite con poco sale, granelli di senape e due cucchiai d’olio extravergine di quello bòno, così, detto alla toscana.

In una casseruola lessate l’orzo perlato e nel frattempo mettete a rassodare due uova, imprese pallose dato che si portano via una buona mezz’ora del vostro tempo. Se siete stati previdenti e avete cotto l’orzo in precedenza, bravi voi. Io me lo riprometto sempre e non lo faccio mai, ma solo perché cerco di perdere più tempo possibile nella preparazione dei miei piatti (solitamente lavo la montagna di roba che si accumula nel lavandino e lascio il gatto a sorvegliare i fornelli).

A rassodatura ultimata, raffreddate le uova in acqua fresca e ghiaccio, sbucciatele e fatele a pezzettini piccini, poi via dentro la ciotolona col pomodoro e il sedano. Il rosso si sfalderà creando una cremina deliziosa assieme all’olio e al pomodoro.

Scolate l’orzo, versate nella ciotola e mescolate vigorosamente unendo -ah ah!- un cucchiaino di salsa Worcester. Darà quel profumo insolito che invoglierà la fame.

Si consiglia di lasciarne una mestolata da consumare il giorno dopo. Come tutto il cibo lasciato a riposo, è ancora più buono.

 

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