I grandi non lo sanno | Parte 1

- 2 Ottobre 2011

Quando sei piccolo nessuno ti prende sul serio. La gente ti ascolta sì, ma dopo che hai parlato, arriva sempre quel sorriso di compatimento. La gente pensa che sei scemo. La gente pensa che sei stupido. Che non sei ancora abbastanza.
Solo i grandi conoscono il significato della parola “vivere”. Solo loro sanno farlo.

Aveva appena sbattuto la porta di casa. Aveva urlato «No!», e improvvisamente il bosco aveva iniziato a essere molto più vicino. Aveva sbattuto la porta di casa. E aveva cominciato a correre.
La neve, pensò. La neve dovunque. Le gambe, come lame, falciavano un campo bianco senza spighe. I piedi che con rabbia fendevano la coltre bianca sotto di lui che gli arrivava fin sopra il polpacci. Si voltò indietro, continuando a correre. Il respiro affannoso, come un soffio continuo. Un unico lunghissimo respiro. Di ghiaccio. Il vento della corsa che gli scompigliava i capelli.
Si fermò di scatto e guardò la casa lontana e la finestra illuminata, la sua luce tiepida.
Fece di no con la testa e guardò nuovamente la terra.
La neve.
La neve e i suoi occhi imbambolati che la fissavano.
L’aria fredda che gli penetrava in tutto il corpo. Come se il naso e la bocca potessero prendergli fuoco.

Non ci voleva credere. Non ci poteva credere. Ma era successo.
Nemmeno dodici anni che era al mondo e già aveva conosciuto la morte.
Come un palcoscenico che si spalanca. Il buio dappertutto. Un pianto sommesso. E tutti i sorrisi, le carezze che c’erano prima, cancellati come non fossero mai esistiti.
Faticava persino a ricordarne i lineamenti del viso. Il viso di lei, un attimo prima tanto vicino e un attimo dopo freddo e senza vita, come il volto di una statua. E non solo il volto. Ma tutto il suo corpo. Che ora vedeva steso sopra un letto.

Era come se tutto quanto attorno fosse sbiadito. E pure le gambe ora avevano preso a fargli male.
Del resto, in pantaloncini corti con quel freddo, cosa ti aspettavi? Pensò.
Se le cose fossero andate diversamente nessuno glielo avrebbe permesso.
Il bosco era davanti a lui. Ed era nero. Era nero perché era notte. Ma di giorno il bosco aveva altri colori. Di giorno non gli faceva mai così paura. Anzi. Per lui tutti quegli alberi erano come l’abbraccio di qualcuno che voleva proteggerlo.
Si guardò le ginocchia. Le sue ginocchia rosse. Guardò meglio. Rosse e pure sbucciate.
Ci soffiò sopra come gli avevano insegnato. Poi si ricordò di cosa gli diceva nonno e ci buttò sopra anche un po’ di neve.
Bruciava.
Come bruciava essere lì in quel momento.
Come brucia non capire le cose che ti accadono.

 

5 commenti su “I grandi non lo sanno | Parte 1

  1. 1

    Bello!
    Aspetto con ansia il seguito.

  2. 2

    Bravo piccolo, sei stato bravo, anzi molto bravo. E lo sai. Mi ricordi un pò Durrenmatt. Continua a scrivere. Anche io continuerò a farlo. Solo che a me resta molto meno tempo. Io scriverò con rabbia, come una vendetta, un grido di tutte le cellule contro gli anni persi, oppure come te scrivere di una ferita che squarcia il petto di un ragazzino, qualcosa di prematuro, che schiaccia e che segna, che ci proietta in un futuro diverso da quello che sie era pianificato.

  3. 3

    Interessante
    Mi piace molto il finale: una pausa per prendere fiato e tuffarsi nelle pagine che verranno…

  4. 4

    E niente. Volevo ringraziare tutti per i commenti. Ecco.

  5. 5

    Beliissimo racconto!