Credo in un solo oblio

- 12 Ottobre 2011

L’ultimo romanzo scritto da Antonio Rezza purtroppo è del 2007. Ho voglia di parlarne perché mi manca la sua scrittura equivoca e irriverente e spero si faccia vivo in libreria al più presto.

Dunque, il titolo fa riferimento al testo di una canzone di Battiato (temo sempre l’oblio) e alla preghiera cristiana. Gli piace essere blasfemo, non c’è niente da fare. Se si dovesse classificare si iscriverebbe nella categoria del fantastico: ci sono le immagini oniriche, le sporcature della realtà tramite il sogno. E poi c’è l’impossibilità del pensiero che si fa difficoltà nella lingua e rompicapo inconcluso. Come tutto il suo teatro, la letteratura di Rezza sfugge alle definizioni.

Rezza ha una lingua personale: vera, viva. Un linguaggio che si muove, che non sta fermo. Il testo è “oltre” il testo, infrange i limiti della sintassi perché non gli basta. Perché esonda. Esce fuori e non si può contenere. Il modus dicendi è fatto di correzioni di correzioni, di continue trasformazioni della parola, di metamorfosi del significante: “Ma la solitudine è subdola. Ti accoppa lentamente. Ti ammazza quel poco da lasciarti in vita. Spesso a sperare. Quasi mai a sparare. Molte volte a sparire. Raramente a spirare. Sovente sparuti. Ogni giorno spauriti. Sfioriti. Sfiorati. Sfatti. Sfottuti. Sfittati. Sfiniti. Finiti. Finiti per sempre.”

È un giocoliere semantico, un funambolo della parola che non perde mai l’equilibrio. È nemico della linea retta. Disattende le aspettative. Ma fa ridere di gusto. È molto irriverente, specialmente con Dio e gli nega il privilegio e il rispetto della maiuscola. “La noia è come dio. E in più esiste.” Enunciati brevi e concisi. Un romanzo nella forma di consigli/aforismi che contengono una certa rassegnazione, un pessimismo diffuso ma corroborante.”Siamo quel che meritiamo, non siamo quel che siamo. Fossimo ciò che siamo saremmo felici. Ma non siamo felici. Forse neanche siamo.”

Rezza scrittore è un pessimista, ma violento, di una violenza vivificante che ricorda Cioran. Non c’è storia, la narrazione è una nemica insidiosa come nel teatro e gli spunti diegetici sono soltanto un pretesto per distrazioni oniriche. Da un’immagine ad altre dieci, una più spassosa dell’altra, che ininterrottamente si intersecano e confondono. Confondono e divertono proprio come i mille io che escono dagli strappi di stoffa nei suoi spettacoli. Questa è la peculiarità principale del teatro (e della vita) di Rezza, il montaggio “jump cut” di derivazione squisitamente eizensteniana. E il gusto per le disarmonie. Consiglio vivamente di appollaiarsi sulla testa pensante e inarrestabile del protagonista e di seguirlo nei suoi non-luoghi come faremmo col Bianconiglio di Alice. Troveremo cimiteri e spazi desolati e avremo un senso di affascinata repulsione più che di stupore e abbandono, ma ne vale la pena.

“L’unico motivo che mi tiene ancora in vita a tribolare è il pensiero della sepoltura, il conforto del sapere che, comunque andrà a finire, io verrò interrato […] C’è un universo sotto terra che mi aspetta, cucito a mia misura, quasi una giacca, quasi un pantalone, la stessa giacca e lo stesso pantalone che serreranno carni sfatte e molli. Fino a rimanere solo giacca e ossa, ossa e doppio petto, camicia e cervicale, cravatta lenta su un collo da spezzare prima. Non c’è collo di morto a far da spalla a una cravatta, non c’è schiena di carogna che non mortifichi una giacca. E le scarpe poi, le scarpe annodate intorno ai piedi che si spappolano. Ossa e stivaletti, ecco come vestiremo. E quella sarà veramente l’ultima moda.”

Credo in un solo oblio
Antonio Rezza
Bompiani
14,00 euro

 

3 commenti su “Credo in un solo oblio

  1. 1

    “E quella sarà veramente l’ultima moda.” non è tutto qui dentro, l’umorismo caustico, cinico, pessimo, pungente, esilarante di Antonio Rezza? sono tutti aggettivi che mi sono venuti in mente vedendolo a teatro, perciò mi sembrava giusto il caso di riportarli qui .
    Con un grazie per la recensione.

  2. 2

    Suppietij.

  3. scaryworldme
    3

    suimasen ♥