Soprattutto con le carni – quarta puntata

- 23 Settembre 2011

Certe volte, in viaggio, mi capitano all’improvviso bei pacchi sorpresa, e quelli sì che son giorni di festa.

Come oggi pomeriggio, per esempio, che ero a Bassano del Grappa in coda per una consegna e trac!, mi passa sotto gli occhi un miraggio, ovvero il bellissimo autocarro furgonato dell’Alfredo Guendalini, bellissimo pure lui come il suo camion.

Gli do una strombazzata di clacson, quello si ferma, accosta.
Camionessa del mio cuore! Mi urla il Guendalini dall’altro lato della strada.
Gli faccio cenno di parcheggiare.
Vado di fretta, tesoro, e sono stanco morto, fa lui.
Ma che è? Vado di fretta pure io, che stasera ho l’aperitivo con le mie amiche. Vien qua, dài. Dopo vedi che la stanchezza ti passa, abbi fede. Tu sottovaluti il potere taumaturgico dei miei pompini, gli dico.

E di fronte a questa argomentazione inattaccabile, il Guenda cede, perché sa che la Camionessa non mente.

Vi debbo confessare che col Guenda sono stata anche fidanzata, tempo fa.
Poi però, entrambi saggi e consapevoli della precarietà delle relazioni amorose, abbiamo optato per una affettuosa amicizia.

La mia amica Lucia Zumerini invece ha la fissa assurda del matrimonio. Come la Lucia Mondella dei Promessi Sposi, insomma. Io invece le dico sempre: meglio mondana che mondella, va là.

Perché la fissa del matrimonio, tradotta in una perifrasi esplicativa, vuol dire avere tendenze suicide: il legame con un unico maschio significa votarsi al martirio e alla sofferenza. Se ne approfittano i maschi, quando sanno che sei tutta per loro, innamorata come una pecora ammansita.

Alle ragazze non mi stufo di raccomandarmi che si ricordino sempre che il numero perfetto è il tre. Ma non lo dico solo io, questo è un dato di fatto numerologico, perfino Dante ha fatto ruotare la Divina Commedia intorno al tre: tre le cantiche, trenta i canti per cantica (più uno introduttivo, vabbe’, ma non conta).

Tre, insomma, si sa: quella è la perfezione. Allora le mie amiche che non si crucciassero per questo o quest’altro manzo, perché il tre è l’obiettivo da perseguire. Se hai tre relazioni in contemporanea con tre maschi diversi, non avrai mai e poi mai patimenti considerevoli.

La mia amica Sabrina Ferri mi obietta che può anche darsi il caso invece che le tribolazioni si moltiplichino per tre, tribolazioni al cubo, insomma.
Ma va là, diciamoci le cose come stanno, il pericolo è minimo, anzi nullo. Il calcolo delle probabilità afferma infatti che è difficile che un dato fenomeno raccapricciante di furfanteria mascolina si manifesti all’unisono in tre maschi, in tre maschi contemporaneamente, intendo.

Mi spiego meglio: secondo la “legge del tre”, se un uomo ti rompe l’anima oltremodo, ecco che c’è il secondo maschio subito pronto a rattoppare le mancanze del primo. Ma mettiamo l’ipotesi che pure il secondo quel giorno lì sia rognoso, distaccato o petulante, eccolo là che ti scatta fuori il terzo a consolarti ogni pena. È un metodo scientificamente testato, è infallibile.

E poi, se vogliamo dirla tutta, questo rappresenta un giusto sistema di rotazione, non a caso adottato in agricoltura fin dall’antichità per evitare che la coltura intensiva di uno stesso foraggio prosciughi inesorabilmente le risorse del terreno. Invece, così come le colture praticate a rotazione fertilizzano, lo stesso succede con la frequentazione dei maschi: tre maschi a rotazione fertilizzano il godimento sensuale, ovvero l’unico che abbia un senso.

 

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