Clelia continuava a portare a casa animali morti: prima l’agnello, poi altri pesci presi da qualche bagnarola fuori Mergellina. Venivano tutti consegnati a Filomena in modo che vedesse cosa succedeva alle carni tenere una volta avvicinatesi troppo, che l’agnello non era mica scappato dal macellaio, anzi, probabilmente gli aveva voluto del bene, dalle sue mani era venuto al mondo e ne aveva mangiato. Ma la ragazza non faceva alcuna piega: tornata dai suoi vomitava anche l’anima e una volta le era successo persino di doversi fermare in un bar di via Foria e chiedere di usare il bagno, ma in casa non mostrava niente di quello che le succedeva in corpo. Allora Clelia aveva deciso che la punizione doveva passare per l’uccisione.

Il giorno appresso era salita in macchina con una certa ansia, pensando a quanto avrebbe potuto forzare la natura pratica di Filomena e le mani laboriose che lavavano organi interni da sangue e membrane, ci mettevano il prezzemolo, l’aglietto e il filo d’olio. Negli anni aveva sempre usato gli altri per percepire sé stessa: era stata cedevole alle lusinghe così come alle critiche, s’era sempre vista da fuori come se solo lo sguardo estraneo potesse darle cognizione. Anche per questo aveva sposato Amedeo: si guardavano a vicenda senza avere nulla da dirsi, o da chiedersi. Filomena era, oggi, un termometro per misurare la resistenza umana, e anche la cattiveria, la superbia: sotto i soffitti alti di casa di Clelia si svolgeva la nuova battaglia tra bene e male e la questione era solo scegliere la vittima sacrificale.

Un coniglietto bianco e con gli occhi dolci da fare alla cacciatora per Amedeo che ne è ghiotto? Poi le avrebbe chiesto di restare a pranzo con loro perché dopo bisognava pulire i lampadari. No, questo sarebbe stato troppo semplice, e anche troppo chiaro: la ragazza avrebbe avuto una ragione per rifiutarsi.

Invece l’importante era vedere in faccia la sua sofferenza senza che ne fosse esplicita la ragione, qualcosa che Clelia avrebbe potuto usare a suo vantaggio, qualcosa di cui anche il portinaio dello stabile di Santa Teresa degli Scalzi avrebbe potuto ridere. Una punizione di quelle più cattive, quando la vittima arriva a condividere il punto di vista del carnefice, a confonderlo con il suo.

Clelia girava per i quartieri bene, indecisa se fermarsi ad Antignano o se proseguire. Alla fine le era tornato in mente il mercato di Fuorigrotta: dal punto in cui era avrebbe potuto arrivarci facilmente e ritornare in tempo per il pranzo, quindi aveva ingranato la terza rovesciando la borsetta che aveva appoggiato sul sedile del passeggero.

Le pescherie sotto il capannone la accolsero sbattendole in faccia il solito fetore: era una puzza che nessuno si curava di nascondere, talmente forte che si finiva per crederla buona. Girando per il lungo corridoio plastificato, tra carrozzine e pigiami, Clelia aveva sentito i fumi della periferia residenziale, gli aliti di marlboro, e s’era chiesta se era poi giusto far del male a una persona che di tutta questa fine del mondo non sapeva ancora nulla, se non sarebbe stato più corretto proteggerla come avrebbe fatto con la figlia che le era morta in grembo tanti anni prima. Filomena avrebbe comunque imparato a sue spese, pensò, quando davanti a lei si parò una tinozza azzurra carica di quello che stava cercando.

Non ebbe più buoni propositi: Filomena non era l’ammalato a cui fare visita o l’assetato a cui dare da bere come da precetto cristiano; Filomena era una diciottenne che l’aveva fatto venir duro al marito e che continuava a girare per casa con l’aria da madonna e le maniere spicce che fanno colpo sugli uomini. Era tornata indietro trascinando con sé tre chili di vita in sacchetto, ed era una vita piccola e viscida, e giustificata da una tradizione culinaria. Se Filomena si fosse rifiutata di uccidere l’avrebbe sbattuta fuori di casa urlando in maniera tale che nessuno più, nel quartiere, l’avrebbe potuta guardare in faccia senza riderne. Se Filomena avesse eseguito l’ordine avrebbe perso la considerazione e il rispetto di Amedeo: quell’uomo reagiva a poche cose, ma di sicuro avrebbe reagito al contenuto di quel sacchetto; non c’era nulla che schifasse di più. Si sarebbe alzato da tavola con un giramento forte di stomaco e avrebbe rimesso anche l’anima, dopodiché sarebbe stato lui a mandarla via.