Il tagliagole – parte seconda

- 11 settembre 2011

Competenza

Quattro birre chiare, due birre scure, tre giri di vodka e un gin lemon. I casi al momento sono due: o vomito tutti i pasti dell’ultima settimana entro la prossima mezz’ora, o uno Spritz non me lo toglie nessuno. Resta solo un’incognita da risolvere: il bar chiude tra un’ora, le corse notturne degli autobus sono un miraggio, non ho una macchina perché non posso permettermela e temo che se mi alzassi in piedi non riuscirei ad arrivare nemmeno alla porta.

Credo sia il fatto che Silvia è a due tavoli da me che mi fa sentire così a disagio. E dire che quando ho iniziato a lavorare con lei mi era persino venuta una mezza cotta. A giudicare l’aspetto del tizio seduto accanto a lei, decisamente non sarei stato il suo tipo.

Eppure sono quasi certo che mi sta guardando. Anzi, tolgo il quasi. Mi sta fissando. Sussurra qualcosa all’orecchio del ragazzo e si alza. Sta camminando verso di me. Oh cazzo, non è che sa tutto? Vuoi vedere che Ernani ha pensato bene di far spargere la voce? No ti prego fa’ che non venga verso di me, fa’ che stia solo andando in bagno… Ora si ferma a un altro tavolo. Quello di Ivan. Peggio ancora. Che è, una riunione massonica del quarto piano per farmi fuori? Non dovrebbe essere a casa con la moglie a quest’ora?

Pure Ivan si volta. Mi stanno guardando. Parlano. Panico.

Ora si alzano tutti e due. Camminano verso di me. Decisamente verso di me. Dovrei alzarmi e scappare, ma non ho neppure l’energia per staccare la mano dal bicchiere. Bevo una sorsata e faccio finta di niente. L’alcol scende bruciando giù per la gola.

«Dimmi che hai un fratello, una fidanzata o un papà che ti aspetta fuori in macchina».

Sono un po’ intontito forse. Ha detto fidanzata?

«…come, scusa?», biascico con la poca voce che ho.

«Non vorrai dirmi che hai intenzione di guidare fino a casa in questo stato»

«Qua… qua… quale stato?»

Non mi lascia il tempo di finire la domanda.

«Tu non ci vai a casa da solo bevuto come sei. Allora, vediamo che si può fare… io e Dani siamo in scooter quindi non possiamo accompagnarti. Ivan, tu che abiti all’altro capo della città è meglio che vai da tua moglie invece di fare da babysitter a questo disgraziato. Ora chiamo Alberto, che dietro ai tornei di Playstation con Adriano è ancora sveglio di sicuro»

«No… cosa fai, no…»

«Ehi, vuoi che abbiamo la tua morte sulla coscienza? Non riesci nemmeno a reggerti sulle gambe, come pensi di arrivare a casa? Anzi, sei pure fortunato che c’eravamo qui noi a soccorrerti».

Prende il telefono. Silvia è così, quando si mette in testa una cosa non c’è verso di fermarla.

«No… Alberto no… perché lo disturbi… per così poco…»

«Così poco che? Ehi Bertie, sei ancora dietro alle corse in Ferrari? Molla tutto e vieni qui, c’è Carlo che sta per vomitare anche il pranzo della prima comunione».

Ivan la guarda esterrefatto. Io non so dire che faccia ho.

«Ottimo, a tra poco». Riattacca. «Cosa volevi fare, l’eroe che beve mezza riserva del bar e alle otto del mattino dopo è in ufficio fresco come una rosa? Guarda che con l’aria di tagli che si respira giù da voi, Ernani ti fa fuori senza neanche lasciarti passare dal via. Ringrazia che Alberto abita qui a due passi, piuttosto».

 

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