Il tagliagole – parte quarta

- 25 Set 2011

Sanzione

Vigliacco. Non servono altre parole per definirmi. Le mie mani sono passate da sudatefradicie, come se un attimo prima di entrare le avessi immerse in una bacinella d’acqua tiepida. Fa improvvisamente caldo, pur essendoci appena un abbozzo di primavera. La cravatta mi sta strozzando. I polsini mi bloccano l’afflusso di sangue alle mani. I piedi tremano. Non avevo mai notato quanto i calzini potessero essere fastidiosi. Credo che collasserò da un momento all’altro.

Ernani ha rigirato tra le mani la mia lettera più e più volte. Ho cercato di scrutare fra le sue dita per leggerne il contenuto, ma è stato inutile. Ho il tratto troppo leggero, la penna si vede a malapena. Non ho la più pallida idea di cosa ci sia scritto. Ho scelto a caso, come un vigliacco.

Ernani mi guarda.

«Mi aspettavo più risolutezza da te, Carlo, più intraprendenza». No, quell’accento no… «Mi aspettavo che mi comunicassi la tua scelta guardandomi in faccia, con piglio sicuro e tono deciso, e non che mi consegnassi questo freddo pezzo di carta. Mi chiedo con quale fermezza potrai coordinare un reparto così fondamentale per la nostra azienda, quando hai faticato persino a varcarne la porta di ingresso».

Mi guarda. Sorride. Anzi no. Ghigna. Non avevo mai notato che i suoi denti fossero così gialli.

«Sei assolutamente certo di questa decisione?»

«Certissimo», rispondo. Sapessi quale, almeno.

Non è che ho pescato proprio la lettera in cui mi faccio autogol?

«Certissimo». Deglutisco di nuovo.

Ernani fissa la lettera ancora una volta. «Un vero peccato… Lo scorso anno aveva raggiunto l’obiettivo di marketing in anticipo sul resto della squadra. Vorrà dire che tu saprai fare di meglio. Non è vero, Carlo?».

Faccio sì con la testa. Forse ho anche pronunciato quel sì, ma non ne sono più tanto sicuro. L’unica cosa che so è che il posto al quarto piano è mio e ho appena contribuito a far fuori uno dei ragazzi.

«Può capitare a tutti di cadere. L’importante è sapersi rialzare. Sei pronto a dimostrarmi che sei la persona adatta a ricoprire questo incarico?»

«Sì, signore. Assolutamente». rispondo.

«Ne ero sicuro». Ghigna ancora. Anzi no. Forse sorride. Posso smettere di avere paura.

Ernani allunga la mano. D’istinto faccio lo stesso con la mia. Sta per alzarsi, tendermi la mano, stringerla e ribadirmi che sono il benvenuto al quarto piano. Chiunque ne siano gli abitanti. Questo penso. E invece no. Ernani allunga la mano solo fino alla cornetta. Compone tre cifre, e aspetta.

«Silvana? Ho bisogno di un favore. Chiama Alberto delle relazioni esterne e digli di trovarsi fra quindici minuti nell’ufficio di Carlo Mazzanti, che lo desidera per una comunicazione urgente».

Sì, era decisamente un ghigno. I suoi denti sono decisamente gialli. Io sto decisamente per vomitare.

Ernani si alza, allunga la mano. Questa volta verso di me.

«Benvenuto al quarto piano, Carlo».

 

Un comment su “Il tagliagole – parte quarta

  1. 1

    Complimenti!!! Il racconto mi piace tantissimo e mi piace la costruzione dei tuoi personaggi!!! Certo che Ernani è proprio un sadico e mi sta sulle balle, spero di non avere mai un capo come lui!!!