Il tagliagole – parte prima

- 4 Settembre 2011

Manipolazione

«Carlo».

Ernani pronuncia il mio nome con un mix di riverenza e sadismo, una falsa gentilezza che nasconde dietro le sue spoglie la lama affilata di un coltello. Il suono della sua voce mi terrorizza.

«È un piacere vederti».

Nascondo le mani sotto la scrivania, le stropiccio frenetico per far andare via il sudore. Non serve a niente.

«Da quanto tempo lavori qui?».

Sorride, l’uomo che quattro anni, sette mesi, dodici giorni e un’ora fa decise che ero abbastanza qualificato per un incarico junior nell’ufficio relazioni esterne.

«A settembre saranno cinque anni».

Sento i capelli premermi sulla pelle. Mi chiedo tra quanto la prima goccia di sudore farà la sua comparsa, riducendomi alla marionetta di me stesso.

«Cinque anni sono molti, Carlo». L’enfasi con cui accenta la a del mio nome è quasi raccapricciante.

«Ti sei inserito bene, conosci le sfaccettature dell’azienda meglio di alcuni dipendenti con più anzianità. E mi dicono che i giornalisti hanno una gran stima di te»

«Faccio del mio meglio, dottore».

Eccola, la goccia.

«Ne sono certo. È per questa ragione che ti ho convocato. Trovo che la qualifica di junior che ti abbiamo cucito addosso inizi a starti stretta. Un passaggio al quarto piano è quello che ci vuole per un elemento del tuo calibro».

Mi ha chiamato elemento. Sono un oggetto di sua proprietà. Eppure quanto sta per dirmi mi fa venire a priori un brivido sotto la pelle.

«Voglio che tu prenda le redini del reparto. Ho piena fiducia nelle tue capacità. Stiamo attraversando un momento delicato, ed è nell’interesse dell’azienda ottimizzare le risorse per ottenere il massimo dei risultati. In sinergia con gli altri due senior, sono certo che farai un ottimo lavoro».

Ecco, un’altra goccia. E la vena sulla mia fronte mi dice che qualcosa non torna nella sua ultima frase.

«Dottore, chiedo scusa. I senior del reparto relazioni esterne sono tre»

Ernani abbozza un ghigno.

«È proprio per questo che ti ho convocato. L’azienda intende ottimizzare le proprie risorse, mettendo te a capo del reparto in sinergia con i due elementi che riterremo più idonei per un efficace lavoro di squadra. Naturalmente, dato che l’incarico che andrai a ricoprire è di elevata responsabilità, dovrai essere molto oculato nella scelta»

«Dovrò…? Io?»

«Certamente, Carlo». Ahi, ecco di nuovo quell’accento. «Hai lavorato fianco a fianco con loro per quasi cinque anni. Chi meglio di te può riconoscere le loro potenzialità, in funzione del nostro nuovo obiettivo?».

Calma, calma, riflettiamo un attimo. Ivan ha la moglie di nuovo incinta. Alberto ha quasi cinquant’anni, dove lo trova un altro lavoro di questi tempi? E Silvia… se non era per lei a quest’ora eravamo tutti a bagno, dopo quella storia della Termosint. Non ho il tempo di formulare altri pensieri. Ernani si alza e mi tende la mano.

E io, come un robot, mi alzo e gli tendo la mia, firmando la mia condanna a morte.

 

Commenti chiusi.