Horcynus Orca

- 12 Settembre 2011

Recensioni SettePerUniche*

C’era una volta un libro, e ora non c’è più. Forse non c’è mai stato. All’inizio era mascherato di speranza e clamore, poi dopo un po’ nessuno l’ha visto più.

Il libro si chiama Horcynus Orca, e il suo autore Stefano D’Arrigo, era un siciliano dei dintorni di Messina.

Nel 1956 inizia a scrivere la primissima versione di quello che sarà uno dei capolavori del Novecento italiano, misconosciuto romanzo che dopo quasi vent’anni di elaborazioni e rielaborazioni, vedrà la luce nel 1975, con la sua prima edizione da più di mille pagine.

H.O. quindi. Quasi come la formula dell’acqua. Acqua perché di mare è pieno il libro, così come di pescatori, di delfini, e di onde da attraversare. Ma l’attenzione è tutta per l’orca, l’animale simbolo, il tarlo, il dente cariato con cui battagliare ogni giorno.

Un libro a più teste, a cui si farebbe torto provare a sintetizzarne la complessa trama ricca di rimandi e digressioni continue; basta sapere che il protagonista, ’Ndria, di ritorno dalla guerra, cerca di attraversare lo scill’e cariddi per tornare nel suo piccolo paese di pescatori.

Ma lo splendore del romanzo è la lingua scelta e inventata da D’Arrigo, traboccante di arcaismi, espressioni dialettali e neologismi, tentatrice, magmatica, ricca di riferimenti letterari (l’Odissea, e Moby Dick su tutti) e impegnata anche nel tentativo di ricostruire minuziosamente la parlata dei pescatori del luogo.

Una lingua che diventa ossessione per D’Arrigo, continua ricerca spasmodica dell’approdo finale, delle radici, le stesse che tenta di ritrovare ’Ndria.

Nel 1961, il romanzo pare pronto per la preparazione delle bozze, che devono essere redatte nella loro veste finale entro un mese. Malgrado la mole dell’opera, D’Arrigo garantisce di rispettare i tempi. Passeranno invece quattordici anni trascorsi a levigare, riscrivere, ampliare, modificare nuove e vecchie parti prima di poter vedere in libreria (cosa che attualmente non ci è possibile, dato che si attende da anni una nuova ristampa) un romanzo fiume dalla prosa abbagliante, che meriterebbe maggiore fortuna.

«Scellerato gl’impreca a Damiano. Figlio fuori razza, ma di chi ne pigliasti? Da chi nascesti? Tuo padre, appena m’ebbe sotto, mi lazzariò tutta, mi fece un tale lago di sangue, che pareva una carneficina…Ah, non si dà pace per la mala riuscita che le fece Damiano” “Ma quale mala riuscita, scusate? Che partì marinaro e morì?” “Che morì senza gettare semenza, dovete dire” “In che senso, non gettò semenza?” La vecchia dovette pensare che tanta ingenuità la mostrasse per sfotterla: “In che senso? In senso di cazzo” sfuriò sboccata, e dopo una rapida occhiata all’indietro: “Vi riuscì più loquente ora? Oh, pirdeu, che baccalorone siete, più scaltri vi facevo in Sicilia”.»

Horcynus Orca
Stefano D’Arrigo
Rizzoli
collana Scala italiani
25,00 euro

 

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