Denti guasti

- 30 Set 2011

Denti guasti è stato per me un libro di cerchi che si chiudono. Chi mi conosce sa che non leggo mai le quarte di copertina per intero, solo il primo rigo, e voglio sapere il meno possibile sull’autore prima di entrare in una storia. Mi piace farmi guidare dai dettagli e dall’intuizione, tutto qua. La copertina di Denti guasti è ipnotica, non so perché. Ho visto scorrermela davanti saltando da un blog letterario all’altro e ho detto voglio quel libro, devo leggerlo.

L’ho letto in meno di due ore, di pomeriggio, aggrappata alle pagine. Alla fine avevo uno sguardo diverso e mi succede solo quando leggo cose che mi piacciono. Io la chiamo adrenalina da lettura, non so se esista davvero.

Giulia, Roman, Silvu, Davide e Patrizia mi girano ancora in testa. Sono storie che ti si infiltrano addosso come spifferi. Intorno c’è Torino, molto più di uno sfondo. C’è Porta Palazzo con la sua gente dagli sguardi sfuggenti, c’è la sensazione straniante di trovarti in un posto che ti respinge e ti studia guardandoti con sospetto prima di girarsi dall’altra parte.

Sono vite che si mostrano nei loro punti più scoperti, nell’ansia di farcela, di arrivare, di cambiare tutto, di assomigliare finalmente a quell’immagine di sé che si sogna ossessivamente. Bugie, espedienti, promesse, qualsiasi cosa pur di riuscire a essere quello che si vuole.

È un libro che si legge fino all’ultima pagina sprofondati in una bolla di tenera amarezza. Perché non si può non fare il tifo per queste vite.

Poi succede che riemergo dalla lettura e leggo la bio dell’autore. Matteo De Simone l’ho già letto, mi ricordo all’improvviso. Il suo Tasca di pietra, uscito con la purtroppo scomparsa casa editrice Zandegù, lo comprai in fiera a Roma attratta da quella copertina bianca, senza titolo, senza quarta, senza niente. Ricordo di averlo letto di essere rimasta così, a ripensare al dolore di una madre raccontato senza patetismi con una scrittura lucida, essenziale.

Bravo, Matteo. Bentornato.

«Prima di andare a dormire si mettevano sul balcone e guardavano la gente passare. E cercavano di capire dalla faccia se la gente si lavava i denti oppure no. Se uno aveva una faccia rovinata, gialla, rugosa, aveva certamente i denti guasti. Una bella ragazza giovane e dal passo veloce invece non poteva essere che una grande lavatrice dei propri denti. Giulia si divertiva a indovinare chi aveva la bocca sana e chi no. Era bello poter credere quello che volevi tu. Giudicare sull’apparenza e sghignazzare da lontano. E poi tutti in bagno e giù di spazzolino e dentifricio al lampone per tre minuti almeno.»

Denti guasti
Matteo De Simone
Hacca
14,00 euro

 

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