Londra, sempre Londra, fortissimamente Londra – settima parte

- 18 Agosto 2011

Casa dolce casa

Ho sempre sognato di vivere da sola. Avere un monolocale tutto per me, uno spazio in cui esercitare la mia mania dell’ordine senza che nessuno mi guardi con sospetto – e magari, un giorno, tenere un bel gatto che mi faccia compagnia. Purtroppo, che mi piaccia o no, sono ancora troppo povera per permettermi questo a Londra: da qui al giorno in cui vincerò alla lotteria, dovrò rassegnarmi alla coabitazione.

Al momento vivo in una bella casa, ma in una zona che non mi piace. Ho una stanza perfino più bella di quella che avevo a casa dei miei, ma un proprietario completamente impazzito e dei coinquilini che amo chiamare – con immutata stima, s’intende – Bestie da Soma. Personaggi a volte comici, altre volte inquietanti, molto più spesso di una sprovvedutezza disarmante; se prima temevo di avere qualche rotella fuori posto, ora perlomeno so di non essere la sola.

Potreste chiedervi, ora, chi me lo fa fare di preferire un comodo letto a due piazze e un armadio a muro con specchio a figura intera al piacere di interagire con esseri umani dotati di senno: ebbene, la risposta è nessuno. Il piano, dunque, è traslocare a settembre, assieme a una persona fidata e razionale. Trovare una casa che sia un porto sicuro, un riparo dalla stanchezza e dalle avversità della vita quotidiana, piuttosto che un’ulteriore fonte di incomprensioni e problemi. E che sia confortevole, e che costi poco; un’utopia, insomma.

La scorsa settimana abbiamo visitato dieci case. Dieci, di cui quattro nell’arco di una sola giornata. Risultati? Zero, naturalmente.

A dire il vero, la prima non era male. Qualche riserva sulla pulizia degli occupanti, ma l’esperienza ormai m’insegna che l’unico modo per soddisfare i miei standard sarebbe vivere con altre tre me stesse – e in quel caso, si sa, litigheremmo per tutto il resto.

Il problema, naturalmente, era la proprietaria: una francese dall’accento inspiegabilmente slavo, indubbiamente una delle candidate al concorso per Miss Simpatia 2011, che ci ha liquidati in sette minuti netti con un “chiamatemi dopo per i dettagli, ho altra gente che aspetta”.

Noi abbiamo aspettato circa due ore, e visitato altre due case; poi l’abbiamo richiamata, per scoprire che aveva appena dato via entrambe le stanze. “Vi avevo detto di chiamarmi dopo”, ha detto, lapidaria. E tanti saluti all’unica casa abitabile ed abbordabile che avessimo visto, aggiungo io.

La seconda, infatti, era un buco. Una topaia, una catapecchia, quel che vi pare.

L’inquilino che ce l’ha mostrata ne era altrettanto entusiasta, a giudicare dai commenti che si lasciava scappare di tanto in tanto: “Questa è la cucina; il microonde fa schifo, il bollitore fa schifo, i fornelli fanno cagare, ma sì, il resto è ok” oppure “Non so chi siate e cosa cerchiate, ma devo avvertirvi, una zona peggio servita dai trasporti non la potevate trovare”.

Tenderei a dissentire sul secondo, riguardo al primo credo di potermi fidare. Ma ehi, voi l’avete presente un cubicolo a misura di nano e senza finestre? Ecco, quello era il bagno.

La terza casa è stata un puro colpo di fortuna, capitato grazie a una ragazza italiana incontrata in autobus che ci aveva sentiti parlare di traslochi. Ed era letteralmente meravigliosa. Mi spiego: immaginate di vivere per un anno in un posto in cui la cucina è più stretta della vostra circonferenza fianchi, di ripetervi fino allo sfinimento “la prossima casa avrà una cucina come dico io”, e di trovarvi davanti, all’improvviso, quella cucina lì. Proprio lei.

E un appartamento completamente rimesso a nuovo, con delle stanze carine, in una zona che pare ragionevolmente tranquilla. Potrebbe essere il paradiso, se non fosse che in paradiso non ci abitano sette persone con un bagno solo, e probabilmente l’affitto costa molto meno.

Via con la quarta casa, dunque, sperando ormai in un miracolo. Ma i miracoli non esistono, che ve lo dico a fare: è chiaro, chiaro, che una stanza a Shepherd’s Bush non può costare 125 sterline a settimana.

E siccome non si può processare per spergiuro tutti coloro che pubblicano annunci con un prezzo sbagliato, tocca rassegnarsi. Salutare l’ennesima casa dei sogni, ricordare che la perfezione non esiste e che a volte non è possibile nemmeno arrivarci vicino. Rassegnarsi a una stanza un angusta, o a non avere un salotto, o a camminare chilometri per raggiungere il supermercato.

D’accordo, d’accordo, posso sopportare anche questo. Ma, per favore, che almeno i prossimi coinquilini si ricordino di pagare le bollette.

 

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