Londra, sempre Londra, fortissimamente Londra – ottava parte

- 29 Agosto 2011

Tempo di bilanci

Sono partita ormai undici mesi fa, euforica e spaesata e impaziente di scoprire cosa mi avrebbe riservato l’anno a venire; ricordo che sentivo, in un modo confuso e non troppo ben definito, che Londra avrebbe potuto essere la scelta migliore della mia fin qui vissuta vita. Teoricamente, sì: ma cosa dice la pratica?

Undici mesi più tardi ve lo posso confermare: partire è stata davvero la cosa migliore che abbia mai fatto. E sì, Londra mi ha fatto del bene: ma, al ritmo di almeno una bella o brutta sorpresa al giorno, non è stato il bene che mi aspettavo.

Ma non mi dilungherò su questo: è pur sempre l’ultimo post della rubrica, e non merita di essere sprecato con le mie solite menate esistenziali. Per chiudere in bellezza, dunque, ecco un’altra lista: una lista semiseria e fin troppo breve delle cose che ho imparato in questi undici mesi.

– Ho imparato che non puoi essere triste quando vivi a Londra. Non puoi esserlo agli occhi di chi è rimasto, di chi ti segue da lontano: non ne hai il diritto. Lo studio ti stressa, i tuoi coinquilini ti esasperano fino alle lacrime: Ma che te ne frega, sei a Londra! Non riesci a trovare lavoro: Ma che ti importa! È domenica, non sai cosa fare e sei nel pieno di un attacco di solitudine: Ma che cavolo dici, non sai cosa fare a LONDRA? Beh, sorpresa: la vita è dura anche qua.

– Ho imparato a cucinare il risotto. Da un irlandese. No, in realtà non è andata proprio così, è stata più una cosa del tipo se ci riesce lui senza leggere la ricetta allora non vedo perché io no – ma lo so, lo so, non mi fa onore.

– Ho imparato a chiedere. A domandare un’opinione altrui quando non sono sicura del mio lavoro, a chiedere aiuto quando mi caccio in guai più grossi di me, a buttarmi nella mischia invece di restare prudentemente ai margini. Non sempre mi riesce: dopotutto, rimango pur sempre una scontrosa e diffidente friulana. Ma almeno ho capito – finalmente ed a mie spese – che non sempre è possibile farcela da soli, e che ammetterlo non è un disonore.

– Ho imparato, a proposito, che no grazie si dice no, thanks, ma sì grazie è yes, please. Ma il più delle volte mi sbaglio ancora, e accetto con un cordiale yes, thanks, guadagnandomi in tutta risposta un’occhiata di pura perplessità britannica.

– Ho imparato che più passa il tempo e più diventa difficile stringere e mantenere legami con persone nuove – ed ho imparato che, nei momenti bui, ancora più triste e frustrante della malinconia in sé è il fatto che gli affetti su cui contare siano miglia e miglia e miglia fuori dalla portata di un abbraccio, o di un bacio, o di una cioccolata calda. Dovunque tu fugga, prima o poi la nostalgia ti raggiunge; e più ci mette a trovarti, più spietata sarà nell’addebitarti gli interessi.

– Ho imparato che è meglio non presentarsi mai in aeroporto con gli stivali ai piedi, o con addosso una cintura. A volte, ma non sempre, non vanno bene neppure gli orecchini – e, grazie a un controllore donna particolarmente zelante, il banco della security di Stansted si è guadagnato il mio smalto preferito. Ciononostante, a un’amica che è venuta a trovarmi non è stato fatto gettare l’accendino: in sintesi, ho imparato che dar fuoco a un aereo non è poi così impossibile.

– Ho imparato, infine, che non è mai troppo tardi per inseguire un sogno: anche quando l’intero percorso sembra ormai compromesso, trovare il modo di reindirizzarlo non è impossibile. Ma ho imparato anche che la passione e la determinazione non bastano ad assicurarsi il successo, e che chiedersi qual è il piano B rispetto all’ambizione di una vita è semplice buonsenso, e non un atto di viltà.

(non ho ancora imparato, invece, a guardare a destra e poi a sinistra prima di attraversare la strada: se non fosse per le indicazioni scritte a terra, questa rubrica non avrebbe mai visto la luce. Son cose, eh.)

 

5 commenti su “Londra, sempre Londra, fortissimamente Londra – ottava parte

  1. 1

    mi è piaciuto leggerti.
    buona fortuna per gli attraversamenti pedonali e tutto il resto (:

  2. 2

    Haha, grazie, me ne servirà un bel po’, sbadata come sono!
    Grazie per i complimenti, comunque. E, scusa l’intrusione, ma sono andata a curiosare nel tuo flickr, e ho notato che il tuo profilo dice che sei di Udine: assurdo, anch’io :P

  3. 3

    ciao Federica, noi siamo in cerca di un autore, interessa? se sì, qui trovi più info: http://www.cervellifuori.it/about/collabora

  4. 4

    È domenica, non sai cosa fare e sei nel pieno di un attacco di solitudine: Ma che cavolo dici, non sai cosa fare a LONDRA? Beh, sorpresa: la vita è dura anche qua.

    Verissimo…

  5. 5

    “Ho imparato che più passa il tempo e più diventa difficile stringere e mantenere legami con persone nuove..”

    eh già..