Recensioni SettePerUniche*

Non ho mai fatto della lettura una questione personale. Non ho mai, per esempio, cercato risposte ai miei quesiti privati nelle parole dei miei autori preferiti: ho sempre pensato che questo compito spettasse più ai film e alla musica. Nei libri mi sono sempre immersa con il desiderio di viaggiare: non tanto dentro quanto fuori da me. Questo prima che facessi la conoscenza di John Irving, arrivato sotto forma di pacco postale a casa mia direttamente dal centro di Londra.

Il pacco conteneva Preghiera per un amico e il titolo, ancora prima della storia, avrebbe dovuto dirmi qualcosa. Ma come ogni prima volta – e quella era la mia prima volta dentro il mondo di Irving – Preghiera per un amico non mi disse nulla. Sul momento.

È stato leggendo Il mondo secondo Garp che Irving ha smesso di essere un autore tra i tanti e ha cominciato a suggerirmi se non risposte, domande. Il motivo di questo cambiamento non era la superiorità di Garp rispetto a Preghiera per un amico, credo invece che Irving più di tanti autori sia incompleto per definizione, e che la sua completezza la raggiunga solo sommando romanzo a romanzo, pagina a pagina, parola a parola.

Ecco perché ‘mi ha parlato’. Per me Irving è l’autore delle assenze e dei pezzi mancanti. Ne Il mondo secondo Garp, il protagonista è un bambino nato da un rapporto di sua madre con un soldato in stato semicomatoso: privato del padre, lungo il romanzo Garp perde pezzi importanti, spesso fondamentali. E lo stesso fanno gli altri personaggi. A pezzi, circondati da assenze e mancanze, quei personaggi sprigionano umorismo, strappano risate anche nei momenti più drammatici e continuano a vivere, nonostante tutto, con un approccio alle loro vite ironico, pragmatico, a tratti grottesco ma mai rassegnato. Attorno alle mancanze e alle privazioni loro costruiscono, consapevoli che la vita è soprattutto questo: un costante stato di imperfezione.

Da parte mia, io porto gli occhiali dall’età di tre anni, ho una vertebra scheggiata e un orecchio mal funzionante. Ho imparato a convivere con l’idea che pezzi di me, volenti o nolenti, se ne vanno. Mai nessun autore, però, mi aveva mostrato con la chiarezza e l’umiltà di Irving che questa cosa non è parte della vita. È la vita.

“Nel mondo secondo suo padre, Jenny Garp sapeva che dobbiamo avere energia. La sua celebre nonna, Jenny Fields, una volta aveva descritto gli esseri umani come Esterni, Organi Vitali, Assenti e Spacciati. Ma nel mondo secondo Garp, siamo tutti malati terminali.”

Per Garp e per Irving siamo tutti malati terminali. Ma al contrario di ciò che ci aspetteremmo, la paura della nostra morte e di quella dei nostri cari non è un freno né in Preghiera per un amico né in Il mondo secondo Garp: è una presenza fissa di cui Irving prende atto, strappando ai suoi lettori risate nel momento sbagliato. Che a far ridere nel momento giusto sono bravi tutti.

Il mondo secondo Garp
John Irving
BUR Biblioteca Universale Rizzoli
collana La Scala
10,90 euro