E volevi vivere al mare?

- 5 Agosto 2011

Una qualsiasi sessione estiva degli ultimi dieci anni, intorno al 27 luglio

Aless è seduta in facoltà – in genere in terra in corridoio circondata da fotocopie, libri, evidenziatori e disperazione – in attesa del proprio turno per essere interrogata, insieme a una decina di disperati come lei. Sono a malapena due ore che aspettano, quando il genio di turno se ne esce con “Eh, mi son fatto [numero di minuti a caso, ma comunque non esagerato] di viaggio per fare st’esame, c’ho da fare io”.

Aless scazza e fa “Eh, e figurati io che vengo da Anzio, sto in piedi da stamattina alle 6 e ho preso tre mezzi, tra cui un puzzosissimo treno regionale che ha appena vinto l’ennesimo premio Caronte e devo tornare a casa a lavorare fino a mezzanotte”.

Gente che circonda Aless che impazzisce, e che comincia a ripetere “Anzio, Anzio” come un mantra, nemmeno fosse Los Angeles, o Miami o Salvador de Bahia. Un paio di pazzi comincia a sospirare e a dire “Eh, beata te, il sole, il mare, la spiaggia”.

Aless si guarda le braccia con occhi sgranati e tondi come quelli di un cartone animato giapponese: è bianca, pallida, un po’ giallina, non è esattamente il ritratto della buona salute, non va al mare da almeno quattro anni, non prende il sole da almeno due e la spiaggia è un ricordo lontano. Nondimeno i pazzi che la circondano continuano a ripeterle “Beata te, beata te, il mare a due passi, la spiaggia, i divertimenti, i tuffi, l’abbronzatura, si vede che sei abbronzata”.

Distruggiamo un mito. Ma con picconi e cose così, polverizziamolo: vivere al mare non è vivere in paradiso. Vivere al mare, se vivi in Italia, significa nella maggior parte dei casi vivere in una cittadina di provincia, piccola, carina, a volte pulita, ma per nulla comoda.

Significa che se sei fortunato, cominci a pendolare con la grande città finite le superiori (se sei sfortunato anche prima). E pendolare non è il massimo della vita. Se poi sei fortunato e trovi lavoro nella grande città, continui a pendolare anche per lavorare – e quando ti lamenti che vorresti spostarti più vicino ma gli affitti costano signoramia, ti senti dire “Ma va, ma sei così fortunato, vivi al mare! Niente traffico! Il mare tutto l’anno, anche l’inverno!”.

Ma il mare cosa, anche l’inverno, anche la domenica cosa? Se non faccio che pendolare e lavorare e lavorare e studiare, il mare cosa?

Lavorare: si comincia già durante il liceo. Ché l’estate con i turisti e villeggianti la popolazione aumenta e si creano un mare di posti di lavoro, in nero, sottopagati, ma ci sono. E passi tre mesi a dire buongiorno-buonasera-posso aiutarla-grazie-torni presto a gente che spesso è maleducata e quando non lo è ti dice “Eh beati voi che abitate al mare”. Sì, ci abito, ma se passo 8 ore a vendere ciabatte ed infradito, capisci, il mare io non lo vedo. Il fatto che abito al mare non significa automaticamente passarci 12 ore al giorno, devo lavorare anche io, è luglio anche per me. Anzi, te agosto te ne vieni in ferie, io sto qui a venderti le infradito.

Studiare: se fai l’università, puoi abitare al mare quanto vuoi, ma se devi dare 5 esami in due mesi e preparare gli altri due per settembre, non è che automaticamente la mia situazione è tanto diversa dalla tua, bel bambolotto che abiti in città e che magari la domenica ti fai due ore di Pontina per venire in spiaggia, così stacchi un po’. Che stacco io, che studio qui? ‘Ndo vado? Studio ancora, che l’esame è vicino e io non so niente.

Vogliamo parlare del traffico? Triplica. Quintuplica. Gente che guida pensando di essere a Daytona. Gente che per attraversare si butta sotto le macchine – che vanno a 20 all’ora in centro – e devi inchiodare ogni tre passi per non investirle con quello dietro che rischia di tamponarti ogni volta, e spuntano da qualsiasi angolo, che sia mai si usino le strisce pedonali. Una volta cercando parcheggio ho rischiato di investire 4 persone in 5 minuti, di cui una vecchietta incartapecorita più abbronzata di me e con un braccio ingessato. Ma porca miseria, già sei rotta e ti butti così? Vuoi farti ingessare anche una gamba?

I parcheggi? Non esistono. Oltretutto, se non abiti al centro, con la residenza e tutto, li paghi. Così ti ritrovi, oltre le macchine parcheggiate in tripla fila, che se abiti tutto l’anno al mare, ma ai confini del paesello, e devi andare in centro, paghi salato. Tizio, invece, che abita tutto l’anno nella grande città frenetica e viene qui una settimana l’anno, siccome ci ha la residenza – che ai tempi dell’ICI pagava meno tasse per la prima casa – nemmeno paga, che lui risiede in centro, sennò come fa, mica può pagare i milioni di parcheggio, no?

La spiaggia: ho visto gente mettersi a strati. Uno sopra all’altro. Gente che approfittava dell’ombra dell’ombrellone del vicino. Gente sconosciuta che invade i tuoi spazi. Gente che fuma e ti affumica, gente che lascia i rifiuti e se glielo fai notare rispondono acidi. E le tracine. E le meduse. E i bagnini senza ammoniaca che ti dicono che devi andare a prenderla te in farmacia.

Il mare d’inverno. “Beata te. Quanto mi piace il mare d’inverno. Quanto. E ci posso andare raramente. Quanto è bello. Come la canzone, sai, quella che dice il mare d’inverno. Così romantico. La tempesta. Il vento. Ah, il mare d’inverno. Fortunata tu, che abiti al mare e basta che ti affacci e lo vedi, anche in inverno”.

Capiamoci. Non c’è luogo più comune e più cliché e più banale del mare d’inverno. Se avessi un euro per ogni volta che mi hanno detto “ah, il mare d’inverno” sarei ricchissima e avrei la villa a Malibu.

Il mare d’inverno è bello. Ma non è che ci puoi andare sempre. Al mare non c’è sempre il sole, piove anche qui. Sai, temporali, nuvole, pioggia, fulmini, quelle cose così. E il vento. Anzio è ventosa. Famosa per il vento, tra i velisti. Ventosa così come era petrosa Itaca, Ulisse. E il mare la spiaggia se la mangia, l’inverno, e c’è poco da passeggiare.

E abitare al mare non è che automaticamente lo vedi da qualsiasi posto tu sia. Per esempio, io abito davanti a un bosco. A meno di un chilometro dal mare, ma davanti un bosco. Se mi affaccio verso il mare, bosco. Pini marittimi. Macchia mediterranea. Il mare non lo vedo se non ci vado, e se non ci ho tempo, non ci vado, non è che hai sempre il tempo. E tanto è incasinata, invivibile, trafficata, calda, impazzita d’estate, una città di mare è altrettanto morta, buia, abbandonata, triste, senza nulla da fare che andare al cinema o al pub in inverno.

Nonostante ciò, io al mare ci vado. Mi sono organizzata. Con lo studio, con il lavoro. Le ultime tre estati ho recuperato tutto quello che non avevo fatto le estati precedenti. Alla fine, in un quarto d’ora posso essere in spiaggia, anche meno a volte. Perché a me andare in spiaggia piace. Mi metto lì, col mio asciugamano a strisce blu e bianche, riempio l’aria del profumo della crema solare, respiro la salsedine, leggo libri che abbiano più di 400 pagine, resto in spiaggia finché c’è luce per leggere, faccio il bagno, se c’è mare mosso e sono arrabbiata mi sfogo sfidando i cavalloni, se c’è mare calmo e son tranquilla galleggio guardandomi lo smalto alle dita dei piedi in tinta col mare, faccio la zitella antipatica tra me e me “Ma quella col telefonino non può smettere di urlare? Quei due coi racchettoni? E quelli che corrono e buttano sabbia sugli altri?”. Alla fine, è il mio elemento naturale.

Se devo sentirmi dire “Beata te che vivi al mare”, perlomeno che sia abbronzata davvero, mentre me lo dicono. E ho notato che rosicano un po’ di più di quando me lo dicevano ed ero bianca smorta. Son soddisfazioni anche queste.

 

5 commenti su “E volevi vivere al mare?

  1. 1

    io non vorrei mai vivere al mare… oceano ok, lago ok… ma mare proprio no! :)

  2. 2

    ma dentro l’acqua del mare proprio, dici? : D

  3. 3

    esatto, proprio dentro! insieme a spongebob! :P

  4. 4

    gli snorkies anche : D

  5. 5

    Beata te che vivi al mare!!!!! io ho vissuto un pò al mare per lavoro e da quando sono tornata in città è una tristezza unica……….