Arance rosse

- 29 Agosto 2011

Se dovessi riassumere quest’estate in una frase, suonerebbe pressappoco così: siamo a un concerto dei Mogwai a Favignana, un concerto sugli scogli di Cala Rossa; mentre loro suonano, noi facciamo il bagno mangiando gelato al pistacchio, accarezzando i capelli delle persone e infilando il naso nell’acqua, sulla quale galleggiano nugoli di gelsomini.

Se dovessi riassumere quest’estate – e non ho così tanta voglia di farlo, s’è capito – in un’altra frase, suonerebbe quasi così: siamo a un concerto dei Verdena a Marsala, un concerto in una piazza arancione; mentre loro suonano, noi ci ubriachiamo di vino e cioccolato, rotoliamo sull’autostrada con i finestrini abbassati e l’aria della notte a riempirci i polmoni.

Se dovessi riassumere quest’estate – e non solo non ho così tanta voglia di farlo, ma vorrei anche che non finisse mai – in una terza frase, suonerebbe più o meno così: siamo a un concerto degli Afterhours a Catania, un concerto in un bosco; mentre loro suonano, noi apparecchiamo tovaglie colorate bevendo vino e mangiando zuppa di cozze, leccandoci il sale dalla pelle e guardando i bambini degli altri, così belli, belli come l’estate che finisce.

Poi l’estate finisce e mi tornano in mente i sorrisi che ho visto, le parole che ho sentito, gli odori che si sono fatti strada tra la folla, le lingue che non si sono arrese e non si sono fermate, le dita che hanno saputo sfiorare e poi indicare con consapevolezza; mi torna in mente il tramonto sull’autostrada, questo sole gigantesco che ci insegue con la propria luce, questa luce che sembra succo d’arancia, un succo d’arancia che scivola sull’asfalto e gronda dai cavalcavia, i bambini dei paesini che si affacciano al balcone e aprono la bocca, tirano su la testa e cominciano a bere; questo succo d’arancia che ci raggiunge, ci colpisce, ci tira su e ci trascina.

Quest’estate che non conosce pioggia né tormento.
Perché ad asciugarci dal succo d’arancia arriverà il vento.

 

Un comment su “Arance rosse

  1. 1

    Sono tornata stamattina, a rileggere di questo succo d’arancia, come se mi fosse rimasta la sete dentro da ieri.
    Sono tornata perchè ogni volta mi chiedo come, quale sia il tessuto delle tue parole. Seta preziosa, piena di brividi sulla pelle, oppure lana, comune, ma affettuosa come un maglione?
    Sono tornata perchè nemmeno io voglio che quest’estate finisca, ma so che devo cambiare un’altra volta pelle perchè il succo d’arancia possa ancora dissetarmi e perchè, in un modo fine come la sabbia, Antonio Amato fa parte di questa estate.