Londra, sempre Londra, fortissimamente Londra – quarta parte

- 28 Luglio 2011

Il lamento del frigorifero

Prima che partissi, le battute si sprecavano. Tutte variazioni sullo stesso tema: quanto ci avrei messo a morire intossicata dalla cucina inglese, o a scappare a gambe levate a casa di mammà implorando un pasto decente? Sono passati dieci mesi, ormai, e credo di poter rispondere a tono: non è vero che gli inglesi non sanno cucinare, è solo che hanno ancora un paio di nozioni di base da imparare.

A quanto pare, ad esempio, non tutti sanno che l’acqua della pasta va salata. O che le verdure vanno condite con sale e pepe, sì, anche quelle lesse. E, se vogliamo parlare di abitudini strane, non posso certo sorvolare sulla loro mania del tè col latte. Ti guardano malissimo se glielo servi senza, quasi avessi appena ucciso qualcuno, ma non capisco proprio cosa ci trovino di tanto speciale: se posso dire la mia, è assolutamente insapore.

La cosa peggiore, qui, è stata dover dire addio alle mie tre droghe di una vita: il caffè, la pizza e il gelato.

Per quest’ultimo, per fortuna, non è stato che un momentaneo arrivederci. Qualche mese di titubanza e giri a vuoto, ed eccolo, servito ad una minuscola bancarella in un centro commerciale enorme dall’altra parte della città: è lui, il Gelato Perfetto, buono quasi quanto in Italia.

Ho poi riso a lungo di mio padre – eterno viaggiatore, e responsabile del mio gene della voracità – e del suo difendere a spada tratta Domino’s e Pizza Hut, a suo dire autentiche ancore di salvezza nei momenti di fame assassina. Se ride bene chi ride ultimo, immagino che ora si stia sbellicando: devo riconoscerlo, non sono poi così male.

Col caffè, invece, spiace dirlo, ma proprio non ci siamo. Agli inglesi basta leggere le parole real Italian coffee sul listino prezzi del bar per impazzire: del resto, loro impazziscono per qualunque cibaria venga spacciata per italiana, e non si rendono conto che quel che gli viene proposto è spesso un falso non troppo accurato.

Insomma, il caffè. Disgustoso, a pari merito con quello francese. Ho provato a berlo durante i primi mesi, per placare la mia astinenza, confortata dal fatto che gli inquilini precedenti avevano lasciato una moka in casa; verso febbraio il mio stomaco a cominciato a ribellarsi, non ne poteva proprio più. Nell’armadio, lontano dalle grinfie della mia coinquilina caffeinomane, conservo gelosamente delle scorte racimolate durante le mie ultime vacanze a casa: la regola ferrea è attingervi solo in momenti di estremo bisogno, altrimenti finisce subito.

Noto che finora non mi sono esattamente schierata a favore della cucina inglese. Ma, credetemi, di cose buone, molto buone, ce n’è anche qui.

E non parlo solo del classico fish and chips (che a me, sia messo a verbale, dà un po’ la nausea): ho assaggiato delle zuppe molto buone, ad esempio, e sono diventata una fan convinta delle pies, torte salate con dentro la carne. Oltre che, naturalmente, del cibo etnico, che qui è più diffuso che dovunque altro – un po’ per sopperire alle mancanze della cucina locale, un po’ perché Londra è il melting pot fatto città. E i dolci, chiedo perdono, come posso dimenticare i dolci? Questi inglesi sono davvero bravi, coi dolci; talmente bravi che ho ripreso a mangiare biscotti, dopo aver passato anni interi a cercare di liberarmi dalla pericolosa pandistelle-dipendenza che avevo sviluppato in Italia.

Non potete sbagliare: qualunque tipo di biscotti scegliate, siano pure quelli da trentanove pence con la marca del supermercato, saranno di sicuro buonissimi, pura droga. E se siete abbastanza coraggiosi da cimentarvi con la chocolate fudge cake, ci sono buone possibilità che cominciate ad avere visioni di carattere divino dopo la prima forchettata.

Ma… mangi?, mi chiede la mamma su Skype, con aria preoccupata. Ti vedo così deperita…

Come se fossi in Groenlandia da tre anni, andiamo.

Certo, le sue lasagne mi mancano; ah, se mi mancano. Eppure non sto morendo di fame, ve l’assicuro, anzi.

(Foto di Federica Silvi)

 

3 commenti su “Londra, sempre Londra, fortissimamente Londra – quarta parte

  1. 1

    Ahah verissimo, carne sempre troppo cotta e non condiscono mai i legumi!
    Ma ce lo dici dov’è il posto del gelato?
    In cambio ti propongo: The Victoria un pub vicino a Lancaster Gate (W2 2NH) per le migliori Steak & Ale pies, mentre per i dolci, la famosissima Creperie de Hampstead (NW3 1RE) ho sempre fatto un’ora di coda ma ne vale la pena!
    byeee

  2. 2

    Ne farò tesoro, contaci! Cose da fare al ritorno dalle vacanze: Creperie de Hampstead, aggiudicata.
    Quanto al gelato: IL posto si chiama Zazà Gelato, e ha una minuscola bancarella in mezzo al centro commerciale Westfield a Shepherd’s Bush (oltre che un paio di negozi verso Canary Wharf, mi dicono, ma non sono ancora stata da quelle parti). In alternativa, è abbastanza buono anche da Scoop, che è sia vicino a Covent Garden che a Soho. Comunque ho ancora due posti da testare, chissà che non si rivelino ancora meglio!

  3. 3

    ohhhh i dolci inglesi quanto buoni sono!! se penso alle cupcake e ai biscotti (i famosi biscotti con custard cream a 39 pence per capirci) mangiati nel mio ultimo giro londinese svengo..