Cartoline da quello che non c’è

Afterhours, Rock in Roma, 6 luglio 2011

Una canzone è come una figlia.
Cominci a suonarla aprendo le gambe e finisci per cantarla a tutti, in strada, spingendo un passeggino e portando a spasso questo piccolo concentrato di parole e musica. Per farla addormentare le tocchi i capelli, infili una mano tra le note iniziali e le lasci scorrere tra le dita. Una canzone cresce come una figlia, diventa grande, autonoma; comincia a uscire con le amiche e a conoscere i primi ragazzi. Cominci a trascurarla un po’, lei diventa grande e tu diventi vecchia, ma non smetti di volerle bene. Forse non la canti più come una volta, forse non riesci più a suonarla nel modo giusto, forse stoni e neanche te ne accorgi. Ma quella canzone – quella figlia – te la porti mano nella mano a un concerto e lei è felice. Ha gli occhi spalancati, conosce tutte le parole, afferra i lembi della maglietta e li tira forte per incollare sugli occhi del cantante quelle poche determinanti parole: io non tremo.
Io non tremo, mamma, mi hai regalato una passione.
E sarò per sempre la tua canzone.

 

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1 commento »

  1. Solo a Roma, certe cose, credo. Stima definitiva.

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