101 Reykjavik

Recensioni SettePerUniche*

Il concetto di libro preferito è vago come le stelle dell’Orsa, direbbe qualcuno a Reggio Emilia. Non staranno comodi nel trono, in coabitazione, La storia di Elsa Morante e 101 Reykjavik di Hallgrimur Helgason, perciò mi scuserà virtualmente l’autrice italiana, certo più nota, se dedicherò qualche riga a un romanzo che nel 2001 – grazie anche alla materna, assolutoria traduzione di Silvia Cosimini per Guanda – mi fece da specchio maieutico, compiaciuto anzichenò.

Hlinur Bjorn Hafsteinsson ciondola per casa grazie al sussidio di disoccupazione, valuta le donne secondo il prezzo che sarebbe disposto a pagare per giacere con loro e ne ingravida più o meno consapevolmente alcune tra cui la sorella, nascondendole una pillola contraccettiva. Poco edificante nelle abitudini ma di certo spiritoso, questo Grande Fratello di una persona sola – o quasi – prospera nel quadro di legami inesistenti con padre beone e altrimenti accasato, madre lesbica e familista, “matrigna” coetanea bomba ormonale, amici che si serrano in piccoli party alcoolici casalinghi, visioni mistiche, sesso à la carte, iguane e messicani al freddo, ma soprattutto un uso portentoso dei dialoghi e delle agnizioni in flusso di coscienza calembourista atto a irridere tutto e tutti con l’aplomb di Tre uomini in barca e la nulla scontatezza congenita a chi vive in un’isola di ghiaccio e vulcani.

Teledipendenza compulsiva e internetpatia (dieci anni orsono) fanno il resto, una chat internazionale si trasforma in afasia una volta usciti dagli schermi, Enver ops Hlinur non suscita l’emulazione del vincente quanto piuttosto l’empatia di chi è capitato al mondo per caso senza darsi uno scopo e volerlo raggiungere.

“Dunque. Provo ad alzarmi almeno prima che faccia buio. Per assorbire un po’ di luce solare, registrarmi e timbrare il cartellino. II sole è un orologio per iI controllo delle presenze. Senza che uno debba lavorare, per lui o per altri. Già. Sistema solare, sistema sociale. Sempre difficile alzarsi. E’ come essere rimasti sepolti per quattrocento anni e dover emergere da sotto due metri di terra. Ogni mattina.

La luce fa capolino attraverso le tende. A un tratto mi sembra che i numeri sulla radiosveglia siano una data. 1601. Mi alzo fin troppo presto, non dovrò rinascere prima di quattrocento anni scarsi. Già. Mi allungo verso la lattina di coca, me ne faccio un sorso, completamente sgassato. Un bel bacio mattutino dall’alito pesante”.

Nei periodi secchi di Helgason il gelo si scioglie subito.

101 Reykjavik
Hallgrimur Helgason
Guanda
collana Narratori della Fenice
13,43 euro

 

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