Pre-festa parte 3

- 16 Giugno 2011

Il pisello è un organo genitale bastardo.
Per carità, sì, la fica è una gran rottura di palle, sanguina periodicamente che neanche Natalie Portman ne Il cigno nero, ma il pisello ti gioca gli scherzi alle spalle, ti fotte quando meno te l’aspetti e non c’è modo di farlo stare buono.
Se deve rizzarsi non si rizza, se non deve rizzarsi si rizza. E non c’è mai modo di farlo tornare nella più desiderabile posizione originale. Specie se fino a pochi secondi prima sguazzava allegro tra gli umori di una vagina.
L’erezione ti coglie sempre impreparato, sempre nei momenti meno opportuni.

È giugno.
Io vengo direttamente dal lavoro: indosso solo la camicia e i pantaloni del completo. Quelli morbidi, la dannazione di chi ha un’erezione indesiderata. Perché per quanto tu ti possa mettere le mani in tasca, o per quanto possano essere aderenti le tue mutande, non c’è storia, gente: si vede.
A questo punto, le strategie da applicare per camuffare l’erezione sono tre.

Strategia numero uno: pensiero stupendo.
Bisogna immaginare, e se possibile anche avere davanti agli occhi, quanto di più disgustoso esista al mondo: l’insalata russa, i libri di Fabio Volo e i format televisivi di Socci sono solo tre esempi.
Solo che, nel momento in cui mi si presenta la madre di Livia, capisco già che la strategia numero uno non funzionerà.
Perché la madre di Livia è una MILF: non certo più nel fiore degli anni, ma ha una pelle ancora liscia e in corpo ha più silicone di un piatto doccia.
Scollatura da my first sex teacher, mi sorride.
«E tu devi essere Claudio» «Piacere!», esclamo, e ratto mi piego sulle ginocchia.
Se stai piegato non si vede.
Accarezzo il cane.
«Ma che carina, Lara! Vieni qua, cucciola! Cipiciao!».
Faccio finta di farle le coccole sulla pancia. In realtà la premo, e sussurro. «Fai la cacca! Fai la cacca!».
Avrebbe funzionato, vedere un cane cagarmi a due centimetri dalle Clark. Ma più di tanto non posso insistere, perché Livia e la madre mi guardano dubbiose.
Qualcosa.
Devi rapidamente inventarti qualcosa.

C’è, in verità, il metodo essenziale, l’antidoto più efficace a tutti i complessi da eiaculazione precoce.
Vecchie.
Vecchie bacucche rinsecchite con la pelle calante, la pancera e la bava alla bocca.
Mi si presenti una di queste, e il durello se ne andrà.
«Andiamo dentro, ché ci aspet…»
«Una nonna! C’è una nonna, in casa?»
«…come dici, Claudio, scusa?»
«…ehm, no, mi chiedevo se aveste una nonna»
«E perché?»
«Ehm, perché, nel caso, sarebbe carino salutarla»
«Claudio»
«Sì?»
«È morta, nonna»
«Ah, mi dispiace»
«L’altro ieri»
«Ah» «Hai mandato un fax di condoglianze»
Bene.
«Scusate».

Faccio il mio ingresso troppo dritto in casa di Livia.
Davanti all’entrata c’è un soppalco adibito a studio, la porta sulla destra rivela una tavola di cristallo imbandita.
Insalata russa. C’è, l’insalata russa?
Mi fa schifo, l’insalata russa.
«Bello, là, che è, insalata russa?»
«No»
«Ah»
«Sono bruschette al pomodoro»
«Ah»
Niente.
Allora, strategia numero due: fuoco di copertura.

 

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