Lontano – Atto Primo

- 6 Giugno 2011

Corpo che cade, tonfo, come di sacco pieno di ossa sparpagliate. Non so più dove stanno le mie ossa, vedo buio. Il dolore è silenziosa e lunga stanchezza. Il sangue mi esce dalla testa, lo sento il cranio che pulsa, nella caduta il cuore ha volato in alto, fin dentro il cervello e occupa adesso tutto il cranio, che batte e il dolore è lenta e lunga stanchezza che pulsa.

Ho voglia di dormire, tengo gli occhi chiusi che il sangue non voglio vederlo, ma la mia mente me le rimanda le immagini di quel che è successo. Sembra un film visto alla tv.

Il mio corpo, sollevato dal letto e caricato in auto; mani forti che mi prendono per le caviglie e i polsi. Io che non reagisco, mi basta non sentir più male. Io che fingo di dormire dopo lo svenimento. Corpo morto, pesante. Mi sollevano quelle mani e all’improvviso l’urto. Sento la schiena che sbatte, credo, contro un mobile, lo spigolo mi penetra nel costato.

Accenno un soffio di dolore, che ho paura di urlare mentre fingo di dormire. Capiranno, penso, che non ne posso più e mi lasceranno perdere.

Voce non ne ho più e mi esce solo quel sibilo. Patetico.

Quelli, che non so più quanti sono, manco se ne accorgono.

Non sentono, come non sentivano prima. E mi stringono polsi e caviglie con più forza e procedono, giù di corsa per le scale. Non l’ho sentito il rumore della porta che si è aperta, giù all’ingresso.

Ma ho captato il rumore delle portiere dell’auto aperte col telecomando e il mio corpo scaricato sul sedile posteriore, come sacco vuoto, senza peso perché senza ossa. E dormo mentre sento il rumore del motore che si mette in moto e delle marce inserite con la velocità che aumenta. Hanno fretta evidentemente. Loro di liberarsi di me, io di restare da sola. Le ruote della macchina in curva stridono. Passano cinque minuti o forse dieci, non lo so. Poi la macchina rallenta, il motore non si spegne ma l’auto rallenta, la freccia resta inserita. La macchina accosta; manco ci penso a scendere da sola. Sento la portiera che si apre, i miei piedi che scivolano portandosi dietro tutto il vuoto del mio corpo, tirati da più mani, sento le pressioni differenti ma non ne sono certa. E poi la mia testa perde il contatto con il sedile e rimane un attimo come sospesa nel vuoto e dopo sento il colpo di corpo che cade e ossa sparpagliate, la testa che pulsa, il cuore che salta in alto e scalza via il cervello e il sangue mi cola negli occhi, caldo. E io li chiudo forte, gli occhi. E mi lascio andare al dolore che stanotte sembra non esserci pace per me e trattengo il fiato e il dolore è silenziosa e lenta stanchezza. Lo sento il freddo del marciapiede e la pelle che si incolla all’asfalto che la gratta.

Subito la macchina riparte, prima e seconda e terza, inserite di fretta, e, dopo poco, la ruota che sgomma laggiù in curva. Ora sono sola.

 

2 commenti su “Lontano – Atto Primo

  1. 1

    Grazie dell’ospitalità :)

  2. 2

    wow, che sferzata! E’ impressionante la resa del soggetto.