Segreti di famiglia

- 4 Maggio 2011

Tre ragioni per amare un film tetro, il cui titolo originale è Tetro, con un protagonista di nome Tetro:
La battuta “Scrivere non è un lavoro che abbandoni da qualche parte. Lui ti segue”, immediatamente diventata La Citazione di chiunque abbia mai provato a smettere di scrivere, fallendo miseramente. Altro che smettere di fumare: è impossibile smettere di scrivere, e nessuno sa come farlo.
Il bianco e nero, il colore, le luci. Tutti noi piccoli cinefili amiamo il bianco e nero, ancora di più se alternato al colore, cosa che ci permette di elucubrare intorno a teorie quali la seguente: l’azione presente è in bianco e nero mentre i flashback sono a colori perché il passato, quello che abbiamo vissuto, è ciò che ci dà un’identità, noi siamo il nostro passato, e non possiamo scappare, e se ci proviamo finiamo in una zona grigia di rimossi e non detti. Vi piace questa interpretazione? A me sì. Veniamo alle luci, un altro elemento che piace a noi piccoli cinefili, perché anche sulle luci si possono costruire teorie quali la seguente: con la sua battuta finale “Don’t look at the light”, Tetro vuole intendere “La verità ti fa male lo sai, ecco perché io faccio il tecnico delle luci invece di tirare fuori dalla valigia quegli scritti che scavano nel mio doloroso passato e metterli sul palcoscenico, io me ne sto dietro i riflettori così non mi acceco alla luce della verità”. (La qui presente piccola cinefila ringrazia Francis Ford Coppola per averle dato modo di dimostrare ai genitori che i suoi studi di filosofia sono messi a frutto in modi estremamente utili alla società.)
Vincent Gallo.

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Segreti di famiglia (Tetro)
Regia Francis Ford Coppola
Anno 2009

 

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