Ieri mia nonna mi ha detto che devo stare nella mia casella, evitando di inciampare nelle vite degli altri per non farmi inquinare. Devi farti coinvolgere, dice, soltanto da condizioni che partoriscono sorrisi, come quello prodotto da una cucchiaiata di nutella. La saggezza degli anziani ristagna così tanto nei detti popolari che non posso evitare, almeno oggi, di darle retta. Evito la persuasione del vortice di negatività di prima mattina, e mi scaglio come una scheggia alla fermata dell’autobus, anche lui abituato ad arrivare in ritardo.

Salgo e sorrido vistosamente perché affascinata dal velo non proprio sottile di aggressività di alcune persone. Nella mia casella ristabilisco l’ordine costituito, fantasticando sugli imprevisti degli altri.

Immagino la signora in ritardo perché ha dovuto accompagnare il marito a lavoro, il signore che ha perso il primo autobus e una riunione importante, il ragazzino che non ha svolto i compiti per casa e avrà una nota di demerito. Nascosta dietro al profilo minuto dell’anziano di turno, torno a fare i conti con il piacere. Sorrido.

Arrivo a lavoro con qualche minuto di ritardo, e la titolare dell’azienda mi saluta con il classico “Buongiorno tesoro”. (Post-it: ricordati di diffidare da chi ti chiama tesoro senza conoscerti nemmeno un po’.) Sarò un robot. Scuoto la testa e rimetto i pensieri in fila. Codice binario 0- 1, si-no, bianco-nero. Oggi saranno queste le tracce del mio tema. Ma mentre questi pensieri si mescolano nella spirale indefinita del mio database, mi accorgo che vicino alla mia scrivania c’è un nuovo dipendente. Sono talmente curiosa da eliminare completamente i file razionali dalla mente e svuotare il cestino. Sbircio sul suo pc. Le cartelle sul desktop mi serviranno per capire che tipo di persona è. Io, per esempio sono disordinata. Il desktop è pieno di icone che dimentico sempre di localizzare in altrettante cartelle. Le mie fotografie sono accatastate in spazi denominati FOTO, senza distinzione di nome, località o anno di scatto. Sono caotica, e non è vero che nel mio disordine trovo tutto. Il proverbio non si adatta di certo a me. Come le mie cose, anche io non sto mai nella stessa posizione, ma ingarbuglio il mio equilibrio ogni santo giorno. Mi fa sentire viva. Spesso trovo il cellulare nell’armadio del bagno o dentro il letto.