Oggi è il 15 aprile. Calma piatta a colazione.

Tutto regolare. Posticipo la sveglia di qualche minuto conscia del largo anticipo impostato e della scadenza dei rituali mattutini. Lo spazio che mi separa dai biscotti al cioccolato è la superficie che preferisco. Pochi istanti e potrò gustarli, sapendo di aver accuratamente selezionato nell’arco dei giorni, i biscotti con più gocce di cacao. La sfoglia si sminuzza tra i denti e quelle tenere palline di cioccolato si scompongono delicatamente nella mia bocca diventando liquide.

Il brontolio della macchina del caffè è il suono che preferisco, con il suo timbro da tenore. L’odore mi possiede e chiudo gli occhi a ogni sorso ripristinando gli altri sensi ancora accovacciati a letto. Senza interrompere il rituale, mi proietto senza spostamenti davanti all’armadio, con l’intenzione di selezionare nel minor tempo possibile l’abito del giorno.

Verso il caffè in un bicchiere di plastica e lo lascio raffreddare. Ancora tutto regolare.

Lavaggio denti con sapore amaro in bocca, riflesso ordinario allo specchio, cane saltellante al ritmo dei passi, uscita in perfetto orario. Giusto in tempo per acquistare un quotidiano che graffetterò per evitare che le pagine vadano ognuna per conto suo. È imbottito di evoluzioni e regressioni, quindi, come ogni mattina, lo cestinerò senza aver terminato la lettura.

Scendo i primi gradini e come al solito dimentico il caffè che avevo appoggiato sul tavolo della cucina. Torno indietro, ne bevo un altro sorso e lo porto con me. Ripercorro le scale e rovescio qualche goccia sulla mia mano. Come da copione. Mi butto in auto e divento schiava del cd che ascolto a ripetizione da un mese. Solo quando realizzo di essere pronta per un concerto perché conosco tutte le canzoni a memoria, cambio cd.

Il sole asciuga le mani inondate di crema idratante ai mirtilli e gli occhiali da sole oscurano quella luminosità che a volte, solo a volte, mi affascina. Accendo una sigaretta e aspiro manciate di nicotina. Metto in moto la macchina.