Osservo il tipo e mi sento come quando con il naso mi immergo completamente nel bricco contenente tè in polvere. Odore dolciastro, vanigliato. Sulla carta un ottimo tè con proprietà benefiche e energizzanti. Ma il sapore non è paragonabile all’odore. Il sapore è neutro. Adoro esaminare i comportamenti degli altri, come prendono il caffè, quando sono al supermercato, il modo di camminare, come tengono in mano una sigaretta, il modo di sbuffare. Mi nutro delle abitudini altrui come fossero i quintali di cioccolata che divoro durante la giornata. Scruto talmente a fondo quel ragazzo da non accorgermi del fatto che è molto carino e divento ostaggio dell’apparenza.

È ora di fare una pausa e mi avvicino con la mia compagna sigaretta nella zona fumatori. Lui è dietro di me, ma fingo di non accorgermene. Il sole ha passato il testimone a minuscole gocce di pioggia che mi lascio scivolare sulla pelle. Un odore ferroso, simile alla mia mano poco dopo aver lasciato le chiavi di ferro. Lui mi guarda visibilment imbarazzato. Non sa proprio cosa dire. Il classico incontro ostacolato dalla timidezza. Fingo di fare una telefonata, perché si sa, la concorrenza migliora il prodotto. Imposto la modalità silenzioso per evitare che qualcuno mi scriva o mi chiami proprio in quel momento. Invento una conversazione, rido, saluto con il classico “ci sentiamo dopo”. Ormai sono una professionista da premio Oscar. Il consiglio della nonna è sfumato come il profumo che ha abbandonato il mio corpo.

Penso che noi donne abbiamo una personalità multipla e per vivere serenamente avremmo bisogno di tre uomini, ognuno delegato a funzioni diverse: uno per il sesso, uno per le conversazioni e la simpatia che ci piacciono tanto, uno per la dolcezza e la comprensione. Dopo questa riflessione comprendo che sarebbe inutile fantasticare su di lui e torno alla realtà del mio desktop disordinato. La fiera delle falsità è terminata.