Centuria. Cento piccoli romanzi fiume

- 19 Maggio 2011

Recensioni SettePerUniche*

A4+ARIA=ROMANZO

Allora ci sta quest’amico mio, un tipo curioso, tutto gomiti e ginocchia, alto non so quanto ma non ha giocato a basket, questo lo so per certo; e insomma un tipo che ogni cosa lo appassiona, lo concupisce proprio, una puttanella di ogni novità sembra (e va bene, così bisogna essere). M’ha detto: «Ho letto di Manganelli il Pinocchio. M’ha fatto incazzare che non hai idea. Mi piace non capire, ma stavolta non c’ho capito proprio niente di niente di niente. Possibile? Ma perché, poi?»

Allora gli ho spiegato. Se tenti capirlo, Manganelli ti trafigge. Devi entrare in quest’ordine di idee: lui è uno scienziato, un chirurgo della parola, dei fatti letterari come l’amico suo Calvino: e devi immaginartelo mentre se ne sta lì a scrivere, e mentre scrive se la ride, che ti sta prendendo per il culo, sghignazza. Prova Centuria. Prova i cento romanzi fiume – cos’è un romanzo, se non un foglio A4 più un po’ d’aria intorno? – e segui i suggerimenti dell’autore:

«Il presente volumetto racchiude in breve spazio una vasta ed amena biblioteca; esso infatti raccoglie cento romanzi fiume, ma così lavorati in modi anamorfici, da apparire al lettore frettoloso testi di poche e scarne righe. […] un prodigio della scienza contemporanea alleata alla retorica […] A ben vedere, il buon lettore vi troverà tutto ciò che gli serve per una vita di letture rilegate: ambagi sessuali, passionali e carnali, minutamente dialogate; memorabili conversioni di anime travagliate; persecuzioni, evasioni, e dietro ad una vocale che non nomino, in tralice si potrà scorgere una tavola rotonda sui diritti dell’Uomo. […] Bene anche leggerlo nelle tenebre esteriori, meglio se allo zero assoluto, in smarrito abitacolo spaziale.»

Giorgio Manganelli scriveva da un presente fatto menzogna: questo per scelta deliberata, e compiuta fino in fondo; e scriveva di un passato letterario di tomi da mille pagine, decostruito, esploso, perché si potesse ancora campare (non vivere, non solo) in un futuro rarefatto dell’unica nostalgia tipica del possibile: che, in genere, chiamiamo saudade.

Centuria. Cento piccoli romanzi fiume
Giorgio Manganelli
Adelphi
Collana Biblioteca Adelphi
28,00

 

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