Guida più per necessità che per piacere. Compilando il modulo di assicurazione online risponde così alla sequenza di domande: dodicimila circa i chilometri percorsi in un anno, uso quotidiano per coprire il tragitto casa-lavoro lavoro-casa, parcheggio in strada, alla mercé dei vandali, del freddo, dei furti, dei pernottamenti casuali. Polizza assicurativa base, paga il minimo indispensabile, niente casco, niente furto-incendio, atti vandalici, intemperie o cristalli, rischia, rischia tutto, si gioca la pelle, come quando scivola avanti per metri, scala la marcia, un dare precedenza, in seconda, è dentro la rotonda, freccia lampeggiante in entrata e in uscita, ha un velo di lacrime davanti agli occhi più ostinato di questa nebbia, una voce canta dalla sua autoradio e lei ci mescola la sua, la voce, diversa ogni mattina o la stessa dal giorno prima, le sta gettando in faccia sabbia e pietrisco, le modifica il viso, un trattamento anti-âge, idratami nutrimi lavami, un trattamento invecchiante, solcami affamami sporcami. Finisce sempre per commuoversi o piangere, finisce sempre per esaltarsi e muoversi troppo, finisce sempre che rischia, rischia tutto, si gioca la pelle ed è solo mattino, ed è solo l’inizio.

Guida per coprire distanze che i suoi passi non sanno annullare. Guida come cammina. Con automatismi e uno sguardo che guizza, ma a tratti si fa vitreo, concentrato a fissare un punto lontano, oltre il semaforo, oltre la fila di macchine, oltre il suo naso, ben al di là dei tuoi occhi.

Con una frenesia che consuma tutto il carburante dentro il serbatoio. Con una dose d’irrazionalità e scarso spirito di autoconservazione.

Non c’è più nessuno a frenare al suo posto, a gridarle, sorpreso e spaventato, dove ha perso, e perché, l’istinto alla sopravvivenza. Cammina e urta mobili e oggetti, la pelle si macchia di lividi, rischia, rischia tutto, si gioca l’epidermide e i capillari.

Guida col finestrino un poco abbassato, due dita di aria, giù le sicure, uno spiraglio fra lei e il mondo, ogni mattina un’osmosi. Getta dal finestrino parole e musica, canzoni e voce, pianti e sorrisi, imprecazioni e risate. L’aria fredda le fischia nelle orecchie, una carambola di auto in corsa le lascia segni di pneumatici sulla pelle liscia delle guance, il movimento oltre il parabrezza, cancella i pensieri maligni con un colpo di tergicristalli, sta cantando e guidando, sta guidando cantando, la sua voce e quella di una star, la pioggia una benedizione, la nebbia una maledizione, il sole è grazia ricevuta.

Dentro questo abitacolo, nero arancione rosa fluo, rischia tutto, si gioca la pelle e conta nuovi lividi. Come spremere acini d’uva maturi fra le dita, come mordere una fragola, come perdere la voce, come invecchiare ringiovanendo, accelera, frena, rallenta, acquista velocità, sorpassa e si lascia sorpassare, un caleidoscopio d’emozioni e suoni ogni mattino. É l’inizio, è solo l’inizio.