Ha la bocca spalancata sotto la lampada TL5 che, quando viene accesa, produce un insistente ronzio. Il dentista, analizzando la patina di nicotina aggrappata ai suoi denti, sentenzia che è in grado di dirle con esattezza quante sigarette fuma in un giorno. Lei pensa, “Che strano”, quel numero varia al variare del tempo, con la variante delle ore, con la richiesta sempre imprevedibile dei nervi, che un momento reggono, reggono bene, un altro cedono, sembrano cedere, quello successivo sono a pezzi, quello seguente sono tesi e poi ancora sereni, docili, indifesi.

Sempre lo stesso l’atto: alla cieca la mano cerca nella borsa il pacchetto, lo apre disegnando una traiettoria di centottanta gradi, sfila una sigaretta tenendola fra pollice e indice, la porta alle labbra, l’accende, la sistema nell’angolo più acuto della bocca, quello di destra, ed inizia la danza dei respiri: inspira a fondo ed espira il mondo.

Sotto la lampada TL5, che illumina e si surriscalda, al dentista suda la fronte, lei ha la bocca spalancata e le mani sudate. Il dentista le fa domande a cui non può rispondere, le prende le impronte dei denti ed è prontissimo a intervenire appena coglie un suo improvviso conato di vomito, le libera la bocca, le sconta qualche secondo, s’accontenta, gli basta. Probabilmente, quando tutta questa tortura finirà, glielo chiederà in dono il calco dei denti, per perlustrarlo anche con gli occhi, non solo con la punta della lingua che, cieca, conosce a memoria le forme frastagliate dei suoi trentadue denti: questa barriera corallina deturpata dalla nicotina, nelle cui insenature spesso restano intrappolate le parole.

Sotto la lampada TL5, che implacabile mostra carie e difetti, lei spalanca la bocca, il dentista la divarica ancora di più, brutale, usa entrambe le mani, le chiede scusa, le insegna la pazienza, le lacera le labbra.

Anestetizzata ed insensibile a tutto, la guancia divorata da un ben noto formicolio, una volta all’aria aperta, lei prende una sigaretta, la sistema nell’angolo più acuto della bocca, è già accesa, inspira ed espira, giocando a bilanciare le reazioni chimiche, passando dalla fusione degli elementi alla scissione degli atomi. Questo sapore che le invade la bocca è per il cinquanta per cento amaro fumo, per l’altro cinquanta acidulo sangue.

Sotto la lampada TL5, una sera, quasi verso l’orario di chiusura, lei, l’ultimo appuntamento, l’ultima paziente della giornata, ha aperto la bocca solo per chiedere al dentista, se lui, che trapana scava raddrizza igienizza, può raddrizzarle anche la vita, spuntata male, cresciuta storta. Ora preme e cerca il suo spazio ora, sorda, pulsa in un dolore che s’irradia e germoglia. Voi dentisti lo chiamate ‘mal di denti’, gli dice, del resto somiglia in tutto e per tutto, sintomatologia cause e concause, ad un ‘gran mal di denti’.

Il dentista spegne la lampada TL5, le allunga la mano e le dice “Arrivederci”.

Fuori, la strada è buia e lei, per non perdersi, si accende una sigaretta.

Fuma, solo per tenere una stella fra le labbra.