La Ghiara 1

Un’altra settimana ha avuto inizio qui, all’ostello della Ghiara. Nuove lenzuola disinfettate, nuovi pani raffermi, nuove ciabattine per la doccia che cadono all’ingiù, sul corridoio, nello spostamento di cianfrusaglie da una stanza all’altra. Il gatto Zizou mi guarda severo mentre le raccatto pietosa e dice: miao, che forse nel suo linguaggio significa: stupida. Qualcuno entra a mia insaputa nel bagno che avevano promesso di riservare a me sola. Constato con sdegno frequenti tracce di violazione del mio esclusivo privilegio di proprietà privata qui dove tutto, cioè non granché, è di tutti, cioè di nessuno, perché all’ostello della Ghiara, inutile negarlo, non sopraggiungono molti turisti. Semmai corsisti spaesati, vagabondi, scolaresche. E poi i semiresidenti, che dietro le loro orecchie piene di croste nascondono storie tristi di povertà, disoccupazione e tossicodipendenza. Reclamo la chiave del bagno, mio privilegio aristocratico in questo grande ex-convento di diseredati, e stranamente la ottengo subito; deduco che avrei dovuto richiederla in passato, quando ero ancora un po’ troppo sconcertata dall’essere stata alloggiata qui, alla Ghiara.

Mi serro placida nella 16, avendo davanti a me ore e ore di sfinente lettura di tutti quei libri che vado comprando nelle librerie di Reggio Emilia, definite antiquarie e non, quali in realtà sono, dell’usato. Il mio ultimo pensiero del giorno è una speranza di Nutella domani a colazione. Disattesa, puntualmente, dall’acidità di Valeria.

Valeriona stamattina di inspiegabile buonumore mi rimprovera: il tuo sacco a pelo è molto simpatico, dice. Intende ironicamente alludere al fatto che il mio sacco a pelo, residuo dei tempi degli scout, perde le piume. Mi dispiace, trillo entusiasta, ma è così caldo, esclamo melliflua. E nessuna Nutella premia la mia diplomazia con questa coppia fratello e sorella che gestisce tanto sciattamente un luogo in fondo bello, ma che potrebbe essere migliore.

Marmellatine insapori su di una piccola fetta biscottata, su di un piccolo piatto su di un piccolo vassoio, entrambi di plastica. Il tutto aggravato dal ritorno dell’odioso Leonardo, il mio collega a settimane alterne, che per qualche strambo motivo avevo nei primissimi giorni alla Scipioni trovato in fondo tenero, con quel suo modo contadino bergamasco, ma che ora fuggo con orrore, addirittura rifiutando i suoi comodi e caldi passaggi in macchina dall’ostello al lavoro. Salgo piuttosto sull’autobus con gli Scritti corsari in mano dicendomi: sono autonoma, dico di no ai favori, viva me.

C’è un rumore di centrifuga che non mi spiego, mentre addento il secco pancarré del discount che qui fa il grosso della colazione. Stizzita dal disturbo dondolo sulla sedia, a destra e a sinistra, sporgendomi a osservare il chiostro innevato. Questo chiostro poetico, che mi ricorda il giardino dei ciliegi di Checov perché vi troneggiano due alberi secchi dai rami tragici, protrusi orizzontalmente, come a chiedere pietà. E poi lui, il signore pugliese, che continua a rispondere ciao ai miei ossequiosi saluti formali. Indossa uno zuccotto ed è sempre al telefono, distinguo il suo profilo jeans tra una colonna e l’altra del chiostro, il suo volto offuscato da una coltre di fumo, sarà alla prima – o già alla seconda – MS del giorno.

Ecco, è un nuovo giorno qui alla Ghiara e nessuno, tranne il tedioso campanaccio della basilica, esprime un lamento. È l’emiliana intelligenza delle cose.

 

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2 commenti

  1. Ho letto attentamente i tuoi commenti. Interessanti per chi come noi ha appena intrapreso la nuova gestione dell’ostello. Speriamo che da adesso, e per i prossimi 20 anni di gestione che ci attendono, queste cose non accadano più e ci auguriamo di poter leggere, in futuro, simili diari di viaggio volti a raccontare solamente il bel posto ed il buon servizio che noi abbiamo immaginato per i nostri ospiti.
    Ciao…e vieni a trovarci tra sei mesi…
    Alessio

  2. Ciao Alessio,
    quello che hai letto non è un commento all’ostello della Ghiara, ma la prima puntata di un breve racconto, frutto di fantasia, come avrai notato dalla natura del sito sul quale hai scritto. Ho scelto l’ostello come ambientazione di una narrazione di natura intimista che non ha nulla a che fare con concrete notizie turistiche, e ne ho esasperato degli aspetti per mio gusto. Le persone che lo gestivano prima di voi sono state con me gentilissime, disponibili e generose, le loro figure non corrispondono dunque a quelle descritte che sono- ripeto – inventate. Buona fortuna per la vostra nuova gestione! Consiglierò l’ostello della Ghiara a tutti coloro che verranno a Reggio
    Laura